Schifani sulla via del tramonto. L’ira di Fratelli d’Italia sull’immobilismo. E Mulè punta su Palazzo d’Orleans

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Il relax del presidente della Regione, Renato Schifani, nel lussuoso Verdura Resort, si è spezzato dopo la batosta elettorale di Agrigento, ma anche di Bronte. C’è tanta fibrillazione nell’alleanza che sostiene Schifani e Fratelli d’Italia è furibonda. In Forza Italia, Giorgio Mulè ha annunciato la sua volontà di candidarsi a Palazzo d’Orleans

SCIACCA– Le sconfitte bruciano, specie quando hanno il profilo della disfatta. E la sconfitta alle amministrative di Agrigento sono state una Waterloo. Una sconfitta frutto di divisioni all’interno del centrodestra, ma soprattutto frutto dell’arroganza, della miopia, del senso di onnipotenza di due protagonisti quali i deputati Gallo e Di Mauro. Agrigento è stata persa essenzialmente per la frattura del centrodestra. Il risultato di Agrigento, sommato a quello di Bronte, ha avuto riflessi immediati sul governo regionale e mette in seria difficoltà il presidente Renato Schifani.
Per la prima volta in Forza Italia si parla di elezioni anticipate alla Regione, ma anche di candidature alternative a quella di Renato Schifani, il quale tace e tenta di mostrare di essere concentrato sull’azione amministrativa.
Ma i rumors sono talmente forti che Schifani è messo sul filo del rasoio. Ieri Fratelli d’Italia ha detto chiaramente di essere indispettita dal suo immobilismo. Non solo Fratelli d’Italia , ma anche Forza Italia, i due maggiori partiti del centrodestra.
Il commissario di Forza Italia Nino Minardo è in Sicilia per avviare una fase di rifondazione del partito che partirà da Agrigento, Caltanissetta e Messina.
Minardo non ha nascosto l’amarezza maturata a Roma per gli scandali che hanno riguardato Michele Mancuso e Riccardo Gallo. «Non si può ignorare il malessere dei nostri elettori. I siciliani sono stanchi degli scandali, del malcostume politico e di pretese di signorotti medievali». Minardo non ha cercato alibi e ha ammesso che dopo gli scandali sono le spaccature ad aver determinato la sconfitta: «Sarebbe un errore fingere che questo problema non esista o negare che gran parte della responsabilità vada all’esserci presentati divisi». Per Minardo, «possiamo fare tutti i vertici che vogliamo. Ma se non saremo capaci di dare spazio a una classe dirigente che abbia a cuore prima di tutto il bene comune, ogni sforzo rischierà di essere vano». Intanto, il vice presidente della Camera, Giorgio Mulè, ha annunciato la sua volontà di candidarsi a Palazzo d’Orleans: «Sono totalmente a disposizione di Forza Italia e del centrodestra per guidare guidare un’azione immediata di risanamento etico e rinascimento politico».  Voci di corridoio dicono anche che l’eurodeputato Marco Falcone ambisca a succedere a Schifani.  
Schifani è al centro di polemiche. Luca Sbardella, commissario di Fratelli d’Italia in Sicilia, ha accusato Schifani di essere stato troppo spettatore mentre la coalizione si spaccava nella fase di scelta delle candidature alle Amministrative: «Noi lo dicevamo da mesi che divisi saremmo stati sconfitti. Avremmo apprezzato maggiore impegno di Schifani nel cercare l’unità della coalizione. È apparso troppo disinteressato». 
Ma c’è anche la voce di uno dei deputati più influenti di Forza Italia, vicino a Schifani, Salvo Tomarchio: «La legislatura è finita. Ci si metta d’accordo su 3 cose importanti e si riconsegni la parola agli elettori. Se non si è in grado di fare questo, si vada al voto immediatamente, anche per evitare lenti logoramenti». Posizioni che sono identiche a quelle espresse da Raffaele Lombardo («la maggioranza si è disintegrata») e Saverio Romano («il centrodestra va ricostruito dalle fondamenta»). 
Nel centrosinistra è iniziata la volata per conquistare la candidatura alla presidenza. Il risultato eclatante e vincente ad Agrigento e Bronte spinge Ismaele La Vardera a resistere al tentativo fi fargli ritirare la propria candidatura per favorire un dibattito con Pd, 5 Stelle e il resto del campo largo: «Ora più che mai rilancio la mia candidatura alla presidenza della Regione, considerato che Controcorrente è la locomotiva del fronte alternativo a Schifani». Il Pd propone le primarie e i 5 Stelle vorrebbero il via libera politico a un proprio uomo, l’eurodeputato Giuseppe Antoci.

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