Ospedale di Comunità aperto ma con il personale dell’ospedale: così il Giovanni Paolo II finisce in difficoltà

Inaugurazione ospedale comunità Santa Margherita

La nuova struttura di Santa Margherita Belice nasce sottraendo OSS al presidio di Sciacca. La convocazione dell’Asp conferma: si aprono servizi territoriali, ma si indeboliscono quelli ospedalieri.

La riforma sanitaria che avrebbe dovuto rafforzare il territorio rischia di trasformarsi in un boomerang per Sciacca. Gli ospedali di Comunità, pensati come strutture intermedie per alleggerire i reparti ordinari e seguire pazienti non critici ma bisognosi di assistenza continuativa, nel caso del comprensorio saccense stanno producendo l’effetto opposto: indebolire l’ospedale Giovanni Paolo II. La nuova struttura di Santa Margherita Belice, aperta lo scorso maggio ma ancora con servizi che mancano ( casermaggio, vitto, pulizia), non è partita con personale aggiuntivo, ma con personale prelevato direttamente dall’ospedale. A confermarlo è la convocazione ufficiale dell’Asp di Agrigento, che ha chiamato diversi operatori socio sanitari stabilizzati a presentarsi per la mobilitazione verso i due Ospedali di Comunità, tra cui quello margheritese. Gli OSS sono stati assegnati ai nuovi presidi “previa disponibilità”, con turnazioni su 36 ore settimanali. Una procedura che, pur formalmente corretta, mette in luce un problema sostanziale: si aprono nuove strutture senza nuovo personale, sottraendo risorse a reparti già in sofferenza. Il risultato è che da settimane al Giovanni Paolo II si registra un ridimensionamento del personale socio sanitario e ausiliario, figure indispensabili per garantire assistenza di base, supporto ai reparti e continuità operativa. In pratica, per far funzionare l’ospedale di Comunità si indebolisce l’ospedale vero e proprio. Se l’obiettivo della riforma era migliorare la presa in carico dei pazienti e ridurre i ricoveri impropri, nel territorio di Sciacca si sta verificando l’esatto contrario: si crea un nuovo servizio, che è bene dire non è ad accesso diretto ma su richieste dei medici di base, e senza punto di primo soccorso, a discapito di quello esistente. E per giunta con personale che allo stato attuale non può nemmeno operare. Una scelta che rischia di aggravare le criticità del presidio saccense, già alle prese con carenze strutturali e organiche. C’è evidentemente qualcosa che nel sistema non funziona, con aspetti crtici che anche i sindaci del territorio stanno segnalando.

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