Fondi comuni in Italia in mano agli over 65, ma le nuove generazioni sono pronte a raccogliere l’eredità
L’Italia, da un punto di vista finanziario, si appresta a vivere un passaggio epocale: il trasferimento della ricchezza dalle generazioni più anziane ai loro eredi. In tale ottica, come cambierà il futuro dei fondi comuni, che rappresentano tra gli strumenti più diffusi del nostro paese?
A questa domanda ha risposto l’ultimo Osservatorio annuale di Assogestioni, secondo il quale sono ben 12,4 milioni gli italiani che investono in fondi comuni, cioè il 21% della popolazione. Dai numeri è emerso un dato significativo sul quale riflettere: la ricchezza finanziaria generale degli italiani sta invecchiando.
Il sottoscrittore medio di questi strumenti ha circa 61 anni e le generazioni più anziane rappresentano la metà degli investitori. Oggi gli over 65 compongono il 40% dei sottoscrittori, mentre negli anni ’90 erano appena il 17%. Inoltre gli over 65, che circa 30 anni detenevano il 22% di quote delle attività finanziarie, oggi ne possiedono il 48%. Ricapitolando, i Baby Boomers (nati tra il 1946 e il 1964) detengono metà del patrimonio investito in fondi comuni, mentre un altro 18% è nelle mani degli over 80. Tuttavia, l’analisi ha dimostrato che anche i più giovani stanno iniziando a interessarsi seriamente ai fondi comuni. I Millennials (con un’età compresa tra i 30 e i 45 anni) e la Generazione Z (con un’età compresa tra i 45 e i 60 anni) costituiscono oggi il 18% dei sottoscrittori. Una percentuale non altissima, ma in netta crescita rispetto alle ultime analisi. C’è poi un altro dato molto interessante: 1,5 milioni di italiani nel 2025 ha investito per la prima volta nei fondi comuni e, tra di loro, circa un terzo ha meno di 45 anni.
Questa accelerazione è stata favorita anche dalle piattaforme digitali, come Online SIM, che offrono consulenza e supporto per investire in fondi comuni, aiutando a scegliere la soluzione più in linea con i propri obiettivi e rendendo la finanza più accessibile a tutti.
L’Osservatorio, in quest’ultima analisi, ha preso in considerazione altri paesi confrontandoli con l’Italia, e anche in questo caso è emerso un dato per certi versi sorprendente. Nell’Eurozona l’Italia è il secondo mercato retail per patrimonio investito in fondi ed ETF, seconda solo alla Germania, ma davanti a paesi come Francia e Spagna. Inoltre il peso dei fondi nei portafogli delle famiglie italiane è più alto della media dell’Eurozona. In Europa questi strumenti costituiscono il 13% delle attività finanziarie delle famiglie, mentre in Italia la quota raggiunge il 17%. Questo dato indica un livello particolarmente elevato di penetrazione del risparmio gestito.
Rientrando tra i confini italiani, c’è da segnalare ancora una certa spaccatura tra Nord e Sud. Nell’Italia settentrionale sono infatti concentrati quasi due terzi dei sottoscrittori e oltre due terzi delle somme investite. Le regioni che dominano la classifica per diffusione dei fondi sono Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. L’Italia meridionale e insulare è ancora indietro, tuttavia ha un alto potenziale di sviluppo soprattutto grazie a una liquidità piuttosto elevata nei portafogli delle famiglie.
Il canale bancario domina la distribuzione dei fondi italiani (95%), mentre per quelli esteri cresce il ruolo delle reti di consulenti finanziari (47%). Infine, per quanto riguarda la modalità di investimento preferita, il PIC (Programma di Investimento del Capitale) è scelto dal 57% degli italiani, il PAC (Piano di Accumulo di Capitale) dal 21% e il PIC/PAC misto dal 22%.





