(video) “Mi sono fermato e gli ho dato da bere”: la Sciacca che non volta lo sguardo

giosuè cane

Un gesto semplice che racconta la vera Sciacca, lontana dalle accuse che in queste ore la colpiscono.

SCIACCA. Un cittadino cammina sotto il sole cocente del pomeriggio. All’angolo di una strada vede un cane randagio: spaesato, la lingua fuori, gli occhi che cercano qualcosa. Non abbaia, non chiede nulla. È solo stanco, assetato, confuso. L’uomo si ferma. Non perché qualcuno lo stia guardando, non per farsi un merito: si ferma perché è naturale farlo. Apre la bottiglietta, versa l’acqua lentamente in un bicchiere. Il cane prima osserva, poi si avvicina, beve, si calma. In quel gesto semplice si scioglie tutta la distanza tra un animale e un essere umano. Questa è Sciacca. Non quella che in queste ore viene additata, giudicata, insultata per il gesto atroce di un singolo. Sciacca è fatta di persone che si fermano, che aiutano, che non voltano lo sguardo davanti alla fragilità. È la città che nel 2018 pianse per i quaranta cani avvelenati alla Muciare, che si indignò, che reagì, che si rialzò. La comunità saccense non è la mano che fa del male: è quella che porge l’acqua. È quella che si prende cura, che protegge, che si indigna davvero. Grazie da parte di tutti noi a Giosuè Venezia, che con un piccolo gesto, senza clamore, comunicati stampa e parole al vento, ha dato un segnale forte di umanità.

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