Sindaco indagato: acqua “non potabile” dal pozzo sequestrato

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Avviso di garanzia per il primo cittadino di Ravanusa Salvatore Pitrola: la Procura ipotizza il reato di commercio di sostanze alimentari nocive. Revocata l’ordinanza, i Carabinieri chiudono il pozzo “Cianciaramito”.

Svolta giudiziaria a Ravanusa, nel cuore della crisi idrica che da settimane mette in ginocchio la comunità. Il sindaco Salvatore Pitrola è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di commercio di sostanze alimentari nocive, contestazione che riguarda l’attivazione del pozzo “Cianciaramito”, struttura utilizzata per distribuire acqua ad uso non potabile ai residenti. Pitrola, immediatamente dopo la notifica, ha revocato l’ordinanza che autorizzava l’attingimento dal pozzo, provvedimento adottato nei giorni più critici dell’emergenza per garantire un minimo approvvigionamento alla popolazione. Parallelamente, i Carabinieri hanno eseguito il sequestro preventivo dell’impianto, chiudendo di fatto una delle poche fonti alternative attivate dal Comune per fronteggiare la carenza d’acqua. Nonostante l’apertura del fascicolo, il primo cittadino rivendica la correttezza delle proprie scelte: «Ho la serenità d’animo di chi ha cercato di rispondere al grido di dolore della propria comunità», ha dichiarato, sottolineando che l’ordinanza ora revocata aveva una finalità esclusivamente sociale, volta a tutelare il «diritto fondamentale all’acqua» dei residenti. Pitrola si dice pronto a difendersi in ogni sede, convinto di poter dimostrare la propria estraneità alle accuse e la legittimità delle decisioni assunte durante la gestione dell’emergenza.

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