PATTO DI STABILITA’: PER MINISTERO ECONOMIA “LA DEDUZIONE CIRCA L’INAPPLICABILITA’ ALLE REGIONI A STATUTO SPECIALE NON RISULTA FONDATA”

Il Comune dovrà ricorrere in giudizio per far valere la sentenza della Corte Costituzionale

La questione relativa all’applicabilità della sentenza della Corte Costituzionale ( n. 178 agosto 2012) in merito al patto di stabilità in Sicilia produce ancora incertezza.

Il parere richiesto dal sindaco Di Paola è arrivato il 28 di agosto, due giorni fa. Non è certo un parere che incoraggia, almeno nell’immediato. In buona sostanza, la sentenza della Corte Costituzionale non basta a “cancellare” il patto di stabilità in Sicilia. Il Comune che lo ha sforato, a quanto pare, deve ricorrere in giudizio seguendo le vie della Giustizia amministrativa.

Questo ciò che scrive al Comune di Sciacca, alla nota del sindaco, il Settore Finanze del Ministero dell’Economia: “Premesso che l’illegittimità costituzionale di una disposizione legislativa comporta effetti caducanti solo ed esclusivamente con riferimento alla norma impugnata, ed in considerazione del fatto che le norme del patto di stabilità interno rappresentano principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione e non disposizioni attuative della legge 42 del 2009, la deduzione circa l’inapplicabilità del patto di stabilità alle Regioni a statuto speciale non risulta fondata”.

A pochi giorni dall’approvazione del bilancio di previsione 2012, approvato senza tener conto della sentenza, la questione ritorna d’attualità e la scelta del sindaco Fabrizio Di Paola e della sua maggioranza pare sia quella più giusta.

Con la recente sentenza della Corte Costituzionale sembrava che la decurtazione del trasferimento statale della somma di circa 900 mila euro, quale penalità in seguito allo sforamento del Patto di Stabilità anno 2011, fosse da considerare nulla. Una manna dal cielo che alimentava la speranza di rivedere il bilancio comunale “arricchito “della somma decurtata.

Le norme impugnate, e nei confronti delle quali la Corte Costituzionale si è pronunciata con sentenza, prevedevano l’applicazione della normativa predisposta per le regioni a statuto ordinario anche per quelle a statuto speciale, come la Sicilia. Insomma, il negoziato tra Stato e Regione Sicilia, nel caso nostro, era la via imprescindibile da percorrere per l’attuazione del federalismo fiscale. Negoziato “infranto” dal Governo. Ma intanto, almeno per il momento, si allontana per il Comune di Sciacca, dal punto di vista temporale, la possibilità di poter contare sui quei 900 mila euro di penalità.

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