Minardo scuote Forza Italia: «Basta faide, scandali e signorotti. La Sicilia ci sta presentando il conto»
Il commissario regionale lancia l’allarme dopo il voto: «Gli elettori non sono stanchi degli avversari, ma di noi. O cambiamo classe dirigente o affondiamo».
Nino Minardo non usa giri di parole. Il commissario di Forza Italia in Sicilia legge il risultato delle urne come una bocciatura interna, non come un trionfo degli altri. «Il malessere dei nostri elettori è evidente: molti hanno preferito restare a casa o votarci contro. Il problema non è la forza degli avversari, ma le nostre divisioni, i litigi, l’immagine di un partito che in troppe realtà locali si è presentato a pezzi». Poi l’affondo sulla questione morale: «Il garantismo è sacro, ma i siciliani sono stanchi di scandali, malcostume e atteggiamenti da signorotti medievali. La politica deve tornare a essere esempio di sobrietà e servizio, non un’arena di pretese personali». Minardo allarga il tiro: «Non riguarda solo Forza Italia, ma tutta la politica. Possiamo fare vertici e strategie quanto vogliamo, ma se non guardiamo con onestà ai nostri errori e non diamo spazio a una classe dirigente credibile, ogni sforzo sarà inutile». E avverte: «La fiducia non si eredita. Si conquista ogni giorno con coerenza e serietà. Da qui dobbiamo ripartire». Il commissario è già in Sicilia per avviare una rifondazione che parte dai territori più scossi: Agrigento e Caltanissetta, dove le inchieste hanno travolto i leader provinciali Riccardo Gallo e Michele Mancuso. Poi Messina, dove Forza Italia è crollata ai minimi storici e ha appena perso il deputato regionale Alessandro De Leo. Una mappa del dissenso che Minardo vuole trasformare in un nuovo inizio.





