INFILTRAZIONI MAFIOSE IN POLITICA: SONO 45 I POLITICI IMPRESENTABILI

La denuncia di Giuseppe Pisaunu, presidente della Commissione nazionale antimafia

Giuseppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia, rilancia l’allarme infiltrazioni mafiose nella politica e negli enti pubblici. La mappa delle violazioni dei partiti (non avrebbero dovuto candidare condannati alle amministrative) fanno emergere un’Italia politica pantografata e divisa a metà: virtuosa al Nord, collusa con mafia e poteri criminali al Sud. Ventinove i candidati che hanno fatto la campagna elettorale con un condanna per estorsione in tasca; tre per usura; quattro per associazione di stampo mafioso; molti sorvegliati speciali e un condannato per riciclaggio. Per quanto riguarda le regioni (a Bari c’è una candidata condannata per concorso in usura), svettano Puglia (dieci), Campania (nove), Calabria (otto) e Sicilia (otto), il Lazio (cinque), la Basilicata (tre), l’Abruzzo (due). Quasi tutti i partiti sono coinvolti: PdL (due), Pd (due), Mpa (due), ApI (uno), La Destra (uno), Rifondazione-Sinistra europea (uno), socialisti uniti-Psi (uno), Udc (due). La Lega Nord non c’è ma è pure vero che molte prefetture del nord si sono trincerate dietro la difesa della privacy.

Il lavoro della commissione non è stato facile, fa notare il senatore Giuseppe Lumia (Pd): “È bastato poco alla commissione antimafia per evidenziare il rapporto mafia politica alle ultime amministrative regionali. Sono stati rilevati quarantacinque casi palesi, ma i numeri potevano essere maggiori se tutte le prefetture avessero collaborato apertamente. Alcune di esse, come la Prefettura di Milano, si sono trincerate dietro la privacy e non hanno fornito i dati. A questo punto bisogna capire se dietro tale scelta scellerata ci sia stata qualche indicazione del Ministero dell’Interno e del Governo, dato che ben ventidue Prefetture hanno utilizzato questo escamotage”. Per Lumia, a questo punto “l’inchiesta deve andare in profondità. La commissione utilizzi tutti i suoi poteri di indagine, simili a quelli della magistratura”. Le mancate risposte delle Prefetture hanno lasciato l’amaro in bocca anche al parlamentare calabrese Mario Tassone, vicesegretario dell’Udc: “I risultati delle violazioni accertate dall’Antimafia al codice di autoregolamentazione per le ultime amministrative rappresentano un positivo punto di partenza per il contrasto agli impresentabili nelle liste, ma delineano un quadro che rischia di essere poco veritiero rispetto alla reale e ben più preoccupante portata del fenomeno sul territorio nazionale”. Aggiunge il parlamentare centrista: “Da alcune realtà istituzionali ci saremmo aspettati una collaborazione più attiva, stringente e in linea con lo spirito che ha animato il lavoro della Commissione, a fronte di un obiettivo che dovrebbe essere condiviso da tutti”.

 

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