EX SINDACO DI RIBERA TESTE SU INCHIESTA P3: L’ASSEGNO DI BERLUSCONI PER COPRIRE GLI AFFARI DI CARBONI

L’avvocato vantava un credito col faccendiere e mandò quel fax perché sperava di recuperare una parte dei soldi che negli anni ’90 prestò a Carboni e Berlusconi – un miliardo di vecchie lire – e che mai ha riavuto indietro

Si tratta dell’avvocato Stefano Gullo, classe 1923, ex sindaco di Ribera. La vicenda è stata pubbicata da Federica Angeli e Francesco Viviano sul quotidiano La Repubblica, ll’11 agosto scorso. Riportiamo quanto pubblicato:

“Dopo il “prestito” da 10 milioni di euro ‘ a Dell’Utri, nelle nuove carte sulla P3 spunta un altro pagamento a firma del premier. A parlare di quell’assegno da 250 milioni di vecchie lire è un avvocato, Stefano Gullo, classe 1923, già sindaco di Ribera (Agrigento). Per un gioco del destino il legale, che indagò su uno dei personaggi chiave della P2, è stato ascoltato dai titolari dell’inchiesta sulla “nuova” loggia massonica, dai pubblici ministeri Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli. Gullo lavorò per i servizi segreti americani negli anni Ottanta, con l’incarico di verificare, per conto degli Stati Uniti, se Michele Sindona fosse innocente o colpevole della bancarotta della Franklin Bank. All’avvocato siciliano i magistrati della procura di Roma sono arrivati dopo aver intercettato un fax che aveva mandato in carcere al faccendiere della P3, all’indomani del suo arresto. “Effettivamente inviai a Carboni un fax, lui era detenuto, in quanta ho sempre avuto difficoltà a contattare Carboni, il quale in genere si rendeva irreperibile. Se nel fax ho scritto di dare disposizioni a Dell’Utri perché consegnasse a me le somme di cui Dell’Utri era debitore nei suoi confronti, è perché avevo letto sul giornale che Carboni aveva dato 120 mila euro a Dell’Utri”.

“L’avvocato vantava un credito col faccendiere e mandò quel fax perché sperava di recuperare una parte dei soldi che negli anni ’90 prestò a Carboni e Berlusconi – un miliardo di vecchie lire – e che mai ha riavuto indietro. Così ha spiegato ai magistrati l’imbroglio di cui, a suo dire, è rimasto vittima. “Conobbi Flavio Carboni negli anni ’90. Mi disse che aveva degli affari in corso con Berlusconi e che progettava di acquisire dei terreni in Sardegna, per realizzarvi dei villaggi turistici. A tal fine gli occorrevano dei finanziamenti”. Sulle prime Gullo lo mise in contatto con un finanziatore, un imprenditore di Fiuggi, poi decise di entrare lui nella partita. “Vendetti degli appartamenti di pregio che possedevo nel centro di Palermo, ricavandone oltre lin miliardo di lire. Consegnai a Carboni la somma di 800 milioni di lire in assegni, più del denaro in contante ricavato dalla vendita di alcuni titoli”. In totale dunque consegnò a Carboni un miliardo di lire. “Carboni in cambio mi consegnò in garanzia quattro, cinque o sei assegni, con l’impegno da parte mia di non metterli all’incasso”.

“Due di questi assegni sono firmati da un uomo e girati ad una donna, di cui l’avvocato indica le generalità, gli altri avevano firme illegibili. Tranne uno. “In uno si distingueva (nella firma, ndr) una “B”; il Carboni mi disse essere di Berlusconi, tale assegno era di un importo di 250 milioni di lire”. Gullo non incassò mai quegli assegni, come da accordi. Riuscì a recuperare, negli anni, solo 200 milioni circa”.

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