Controcorrente alla prova dei privilegi. Le domande di un ex amico di La Vardera
“Ora arriva per lui il momento di dimostrare davvero di essere diverso”
La politica è piena di figure che promettono di cambiare il sistema. Molto più raro è trovare chi rinuncia ai privilegi che quel sistema offre. È da questa premessa che nasce la riflessione di Giuseppe Di Rosa, presidente del movimento civico Mani Libere, candidato a sindaco di Agrigento alle ultime elezioni e tra i primi sostenitori di Ismaele La Vardera nella fase iniziale del progetto Controcorrente. Per Di Rosa, la costituzione del gruppo parlamentare Controcorrente all’Ars non è solo un fatto politico: è il vero banco di prova per chi ha costruito consenso denunciando sprechi, poltrone e cattiva gestione del denaro pubblico. Con quattro deputati, il gruppo potrà accedere a fondi, personale, uffici e strumenti previsti dal regolamento. “Tutto legittimo – dice Di Rosa – ma la domanda è un’altra: essere “diversi” significa limitarsi a rispettare la legge o scegliere di fare qualcosa in più?” Di Rosa dice che neegli anni, proprio attraverso i fondi ai gruppi parlamentari, la politica ha alimentato un sistema di collaborazioni esterne spesso affidate a consiglieri, dirigenti di partito, candidati non eletti e figure vicine ai deputati. Formalmente corretto, ma in contrasto con chi ha contestato quel modello. E pone ulteriori domande: “La Vardera intende rinunciare ai benefici non indispensabili? Eviterà incarichi fiduciari mascherati da collaborazioni? Pubblicherà ogni euro ricevuto e speso? Renderà pubblici criteri e curriculum dei collaboratori? “Domande semplici, dice, e semplice è la risposta che i cittadini attendono.”
“Ora ora si vedrà – conclude Di Rosa – se Controcorrente rappresenta davvero un modo diverso di fare politica o se finirà per utilizzare gli stessi strumenti contestati agli altri. Una rinuncia pubblica a tutto ciò che non è indispensabile sarebbe una rivoluzione vera. Diversamente, il rischio è che Controcorrente diventi l’ennesimo gruppo parlamentare finanziato con denaro pubblico, indistinguibile da quelli che diceva di voler cambiare”.





