Agrigento–Milano, le due Italie dell’acqua: costi doppi, turnazioni e disservizi. Mario Turturici: “Serve una rivoluzione di sistema”

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La comparazione tra i due gestori mostra un divario strutturale: tariffe più alte, rete fragile e continuità assente. L’ex sindaco Turturici: “La prossima amministrazione dovrà ripartire da impianti d’ambito e programmazione seria”.

La provincia di Agrigento paga quasi il doppio rispetto a Milano per un servizio idrico che, nei fatti, non garantisce continuità. È quanto emerge dal confronto tra i dati (tratti da Arera) del gestore milanese MM S.p.A. e quelli di AICA, che fotografano una disuguaglianza ormai insostenibile: a Milano una famiglia tipo spende 180–200 euro l’anno per un’erogazione H24, con perdite di rete intorno al 14%; in provincia di Agrigento la stessa famiglia arriva a 450–500 euro, convivendo con turnazioni, quartieri a secco e una rete che disperde oltre il 50% dell’acqua immessa. A questo si aggiungono le spese extra che i cittadini agrigentini devono sostenere, autobotti, autoclavi, serbatoi, mentre a Milano tali costi sono pari a zero. Una forbice che non riguarda solo la qualità del servizio, ma la tenuta sociale ed economica di famiglie e imprese. Su questo quadro interviene l’ex sindaco Mario Turturici, che ha effettuato questo studio, che definisce la situazione “non più tollerabile”: «Paghiamo quasi il doppio, pur convivendo con continue turnazioni idriche e disservizi. La prossima Amministrazione che si insedierà nel 2027 dovrà necessariamente ripartire da qui: programmazione seria, impianti d’ambito e riduzione dei costi per cittadini e imprese». Per Turturici occorre una strategia strutturale, Agrigento e Sciacca resteranno intrappolate in un modello inefficiente, costoso e incapace di garantire un servizio essenziale. Il confronto con Milano non è solo una fotografia statistica, ma un indicatore politico.

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