Elezioni amministrative, a 8 mesi dalle votazioni la politica è ancora silente
Nella prossima primavera i saccensi andranno a votare per il rinnovo del Consiglio comunale e l’elezione del sindaco. Alle elezioni locali bisogna aggiungere quelle regionali. A Sciacca il quadro politico è scoppiettante solo per le accuse reciproche che le parti politiche si scambiano. Per il resto, vige il silenzio a causa dell’incertezza l’incertezza che domina in ogni parte politica
SCIACCA- Tutto tace nella parte politica tranne il “reparto accuse” dei fronti opposti impegnati a duellare tra accuse di inefficienza (opposizione verso l’Amministrazione comunale) e la pubblicazione sui social di video (il sindaco) che raccontano le avanzate vittoriose dell’armata rossa. Per le opposizioni, l’Amministrazione Termine è lo specchio del fallimento del programma elettorale che ha condotto il sindaco alla vittoria. Per l’Amministrazione è un inanellarsi di successi da primati, da Paese delle meraviglie. Tra queste due visioni manca quella reale. Il sindaco è in solitudine e ha il supporto solo di un consigliere comunale che è anche assessore, Fabio Leonte. Una vera volpe politica che, unico, è riuscito a indossare senza sosta il vestito double fase: consigliere comunale e assessore. Altri hanno pagato di faccia una stupida regola nata all’interno del Pd. Vittima illustre Valeria Gulotta che ha perso l’abito del consigliere comunale e dell’assessore vice sindaco.
Il centrodestra, o meglio la coalizione che ha appoggiato Ignazio Messina alla corsa per sindaco, è alla deriva, simile a quella dei continenti. Si sono distaccati dal blocco per formare isole distinte, alcune sotto l’egida di partiti nazionali, altre sotto il civismo. Frammenti della deriva hanno vissuto la esperienza del tempo di vita di una farfalla, mostrando all’opinione pubblica una formidabile capacità di salti carpiati, finiti con rovinose cadute. Il centrodestra ha mostrato e continua a mostrare la sua poca coesione. Famosa la motivazione alla base della non presentazione della mozione di sfiducia al sindaco, quella di non essere pronto (molti mesi fa) a presentare una candidatura condivisa e unitaria. Non lo era allora, non lo è a tutt’oggi. Una coalizione che ha avuto il merito di traghettare il candidato sindaco Fabio Termine al ballottaggio e da qui farlo vincere. Fabio Termine sindaco è squisitamente il frutto di un inanellarsi di errori del centrodestra degni da manuale come perdere le elezioni. Del resto, il centrodestra sembra essere una università degli errori e l’ultimo esame superato brillantemente con la lode è il caso di Agrigento. Lì l’attuale sindaco Sodano è il frutto della ottusità politica del centrodestra mista a egoismi personali di illustri personaggi.
Ancora oggi il centrodestra vive l’incertezza e le pochissime riunioni svolte sembrano l’occasione per narrarsi come hanno trascorso l’estate. Anzi, qualche frammento della coalizione che ha sostenuto Messina sembrerebbe in rotta di avvicinamento al sindaco con la presentazione di una lista civica il cui dominus riveste un ruolo dirigenziale a Palazzo di città. Dunque, quella che fu la coalizione Messina vive, e continua a vivere, uno stato confusionale nel quale aspirazioni personali prevalgono su una strategia capace di condurre il centrodestra alla guida della città dopo 10 anni di espiazione della pena dell’opposizione.
Se Sparta piange, Atene non ride. La coalizione che ha sostenuto Termine (Pd, M5S e Verdi) si è liquefatta rocambolescamente fino ad assumere i contorni della farsa. Il sindaco Termine ha defenestrato gli assessori Pd e M5S creando di fatto una spaccatura insanabile. Da questa spaccatura è nato un polo che porta con sè rabbia mista a voglia di ripagare l’attuale sindaco con la stessa moneta.
Il clima contingente, la crisi della politica cittadina, le emergenze gravi e corpose che attraversa la città e investe settori economici di assoluto rilievo, richiedono una capacità di visione che superi gli schemi politici tradizionali. Vi è la necessità di convergenze che superino gli steccati tipici dei partiti. Occorrono formule nuove accompagnate da volti credibili. Occorre rivolgere l’attenzione alla realtà amministrativa senza che questa sia condizionata da appartenenza partitica di livello nazionale. In questa ottica si incunea l’esigenza di creare un polo improntato sul civismo. Un polo che rappresenti una svolta di visione nell’interesse della città e del suo sviluppo. Un polo civico che marci oltre i limiti dell’ideologia. Un polo civico che attraverso l’esperienza tedesca della grand coalition e con il profilo del civismo possa rappresentare la vera svolta in città, rinverdire quel New Deal del tempo di Roosevelt, o la New Frontier di John F. Kennedy.





