Agrigento, una città assetata. Il grido di allarme della delegazione comunale di Confcommercio
La delegazione comunale di Agrigento di Confcommercio lancia un grido d’allarme disperato e furente per una crisi idrica senza precedenti che sta devastando il tessuto economico locale
AGRIGENTO- Mentre la politica e le istituzioni “discutono”, Agrigento viene lasciata senza acqua. Una situazione che “ha ormai superato la soglia dell’insostenibilità, stringendo in una morsa drammatica il centro storico della città dei templi e proiettando i suoi effetti devastanti su diverse altre zone del territorio urbano, a partire dalla frazione balneare di San Leone”. L’amaro sfogo è del presidente della delegazione comunale della Confcommercio, Francesco Picarella. Egli denuncia “la continua instabilità nella fornitura idrica”, una situazione che “sta provocando un crollo a catena che investe ogni singolo anello dell’economia agrigentina, configurandosi come una vera e propria catastrofe che colpisce al cuore l’intera comunità”. Uno stato di emergenza idrica che “nel centro storico ha il punto di non ritorno” ed è stato “ampiamente valicato”. Numerose attività commerciali, tra cui spiccano strutture extralberghiere e pubblici esercizi, stanno prendendo la dolorosa decisione di tenere i battenti chiusi e interrompere le attività.
“Non si tratta di una scelta strategica o di un calcolo aziendale, ma di una sconfitta profonda e dolorosa per chi ha scommesso sul territorio investendo i propri risparmi, la propria vita e il proprio lavoro”, aggiunge Picarella, sottolinenando che si tratta di “un blocco forzato che cancella brutalmente l’occupazione, nega il futuro a tanti padri di famiglia e impoverisce l’intera collettività. Nell’impossibilità oggettiva di assicurare persino gli standard minimi di accoglienza e i servizi più elementari a cittadini e turisti, gli imprenditori si ritrovano affranti e abbandonati a se stessi”.
Poi una dura critica ad AICA che “con la sua criticabile gestione, con un livello di disservizio ormai inaccettabile, sta decretando la morte programmata del comparto produttivo locale”.
Diversi i punti interrogativi che pone Picarella. “Chi pagherà i danni economici e d’immagine incalcolabili subiti dalla città? Come si risolve, oggi, un’emergenza di tali proporzioni che sta sottrando dignità e reddito a centinaia di lavoratori?”
Per Picarella, mancano le risposte “idonee e tempestive da parte degli organi competenti. Le istituzioni preposte presenti sul territorio hanno il dovere morale e politico di prendere atto di questo disastro. Non siamo più davanti a un’emergenza passeggera, ma a un collasso strutturale che spegne, una dopo l’altra, le luci di Agrigento”.





