Ma la peste è davvero finita? La città continua a vivere sul solco del “lunaperollismo”
E’ calato il sipario sul quarto centenario del miracolo della Madonna del Soccorso che liberò la peste che mise in ginocchio Sciacca nel 1626. Il quarto centenario è stato un lungo cammino pieno di eventi religiosi, culturali. Un cammino che ha consentito di approfondire la radicata fede del popolo saccense alla Madonna del Soccorso. Tantissimi le occasioni di riflessione. L’arciprete di Sciacca don Calogero Lo Bello, nella sua omelia che ha preceduto l’ingresso della vara della Madonna del Soccorso in chiesa dopo la processione, ha proposto punti di riflessione che hanno toccato i problemi di Sciacca. Padre Lo Bello ha toccato il dramma dell’individualismo. Una sferzata anche alla politica non dimenticando la difficoltà dello stallo economico e sociale della città, partendo da quella marineria che è legata a doppio filo con la tradizione mariana. Ha rivolto anche un appello ai giovani, esortandoli a puntare sulla possibilità di far crescere il proprio territorio.
Ma il punto di domanda ancora attuale è se la città è stata liberata dalla peste, nella sua espressione più vasta che comprende anche l’individualismo, l’invidia, quel virus imbattibile del “lunaperollismo” che divide la città costantemente in due fazioni contrapposte. Una città che si attarda in contrapposizioni, speculazioni tra fazioni e accuse reciproche di responsabilità.
L’arciprete Lo Bello rivolge un invito ad una benefica unità, rigettando la cultura del “tanto peggio tanto meglio” che purtroppo da secoli ha devastato questo nostro territorio, e che oggi è sempre più protagonista.
In questa ottica, la peste continua ancora a contagiare. Serve uno sforzo collettivo e un cambio di cultura, un modo di pensare diverso ispirato concretamente al valore del primo Comando che Dio trasmise a Mosè.





