Lavorare nel digitale senza lasciare il Saccense: le competenze che cambiano le prospettive dei giovani
Una generazione che parte: i numeri dell’emigrazione qualificata
Il rapporto «Un Paese, due emigrazioni», presentato da SVIMEZ e Save the Children all’inizio del 2026, fotografa una migrazione che non si è mai fermata. Tra il 2002 e il 2024 quasi 350 mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, con una perdita netta di circa 270 mila persone. Campania e Sicilia, da sole, generano quasi metà di questo flusso.
Il fenomeno si è trasformato anche nella sua composizione. Se nel 2002 i laureati erano circa un quinto di chi partiva, nel 2024 hanno raggiunto quota 60 per cento. La fuga, in altre parole, riguarda sempre di più chi ha investito anni in formazione, e con loro se ne va il valore economico di quegli studi.
Per un territorio come quello saccense, dove l’offerta di lavoro qualificato resta limitata, il nodo non è solo demografico ma economico. Capire quali competenze trattengono davvero i giovani diventa allora decisivo, soprattutto in un ambito – quello digitale – in cui le regole sono cambiate in fretta. Proprio su come si sono standardizzate queste competenze nel settore digitale il Corriere di Sciacca è già tornato in passato, ripercorrendone l’evoluzione dal 2010 a oggi.
Il lavoro da remoto come alternativa concreta
Negli ultimi anni il lavoro a distanza ha smesso di essere un’eccezione. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2025 i lavoratori da remoto in Italia hanno superato i 3,5 milioni, dopo anni di crescita irregolare ma costante.
Uno studio della Banca d’Italia ha mostrato che proprio le aree meridionali sono tra quelle che traggono il beneficio maggiore da questa modalità, con un aumento misurabile dei tassi di partecipazione e di occupazione. Dove il mercato del lavoro locale è più rigido, poter lavorare per un’azienda con sede altrove apre uno spiraglio reale, in particolare per le donne e per chi rientra dopo gli studi.
Il quadro, però, non è privo di ostacoli. Nel Sud meno del dieci per cento degli occupati lavora stabilmente da remoto, e il divario con il Centro-Nord – fatto di infrastrutture, connettività e tessuto di imprese – continua ad allargarsi. Le competenze digitali, da sole, non bastano se non incontrano le condizioni per essere spese.
I settori che assorbono le nuove competenze
A guardare i comparti che crescono, l’intrattenimento digitale è tra quelli che muovono le cifre più rilevanti. Lo sviluppo di software per giochi e piattaforme online impiega progettisti, sviluppatori, esperti di sicurezza e analisti dei dati. Un solo gruppo del settore, Evolution, ha chiuso il 2024 con ricavi netti per circa 2,06 miliardi di euro, e dietro ogni piattaforma di gioco autorizzata lavorano oltre quaranta software house specializzate.
Il lavoro di queste aziende non si esaurisce nella grafica. Ogni titolo è regolato da parametri tecnici verificati, a partire dall’RTP, l’indice che misura la restituzione teorica di un gioco. Lo ricorda Eli Carosi, autore editoriale di Truffa.net, in un’analisi dedicata ai migliori giochi dei casinò online: «l’RTP rappresenta la restituzione media teorica calcolata su milioni di partite, non una garanzia di vincita nelle singole sessioni».
Per chi sviluppa quei prodotti la conformità alle regole non è un dettaglio formale, ma la condizione stessa per restare sul mercato – e una competenza professionale sempre più richiesta a chi ci lavora.
Cosa serve perché il Saccense non resti indietro
Trasformare le competenze digitali in lavoro che resta sul territorio richiede più di un computer e una connessione. Servono percorsi di formazione allineati alla domanda reale delle imprese e un’infrastruttura di rete che regga il confronto con il resto del Paese.
Alcuni segnali incoraggianti esistono. La diffusione di corsi tecnici, i fondi dedicati alla transizione digitale e la crescente abitudine delle aziende a reclutare a distanza ampliano le possibilità anche per chi vive lontano dai grandi centri.
La differenza la faranno le scelte dei prossimi anni: se il territorio saprà offrire formazione e connettività, una parte di quei giovani che oggi guardano al Nord potrebbe trovare ragioni concrete per restare. Per Sciacca e per la sua provincia, la capacità di trattenere il proprio capitale umano è ormai una delle sfide decisive.





