PERCHE' IN SICILIA IL VIRUS E' STATO MENO INVASIVO. REPORT DEL POLICLINICO "GIACCONE" - Corriere di Sciacca

PERCHE’ IN SICILIA IL VIRUS E’ STATO MENO INVASIVO. REPORT DEL POLICLINICO “GIACCONE”

Coronavirus laboratorio tamponi

Molto interessanti le risultanze di un’indagine effettuata dalla Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Palermo e del Laboratorio di Riferimento Regionale per la diagnostica molecolare del virus del Policlinico Universitario «Paolo Giaccone».

Un apposito report sulla diffusione del coronavirus in Sicilia si conclude con queste valutazioni: “Sin dall’inizio dell’epidemia di Sars-cov-2 in Italia, dal confronto con i dati relativi alle altre regioni e province autonome (rapportati a 100 mila abitanti), emerge per la Sicilia e in generale per le regioni del Mezzogiorno un impatto più contenuto della diffusione del contagio e dei tassi di letalità”.

La Sicilia è in rapporto alla popolazione residente, la seconda regione con il minor numero di tamponi positivi: 58 ogni 100 mila abitanti (meglio soltanto la Calabria con 54,8). Il dato medio nazionale è pari a 311 positivi ogni 100 mila abitanti, e nelle regioni più colpite si superano i 500 positivi ogni 100 mila abitanti come ad esempio: Valle d’Aosta 873,9; Lombardia 684,9; Provincia Autonoma di Trento 672,3», prosegue l’analisi.

«Sicuramente un ruolo determinante – dicono i docenti – ha avuto l’iniziale diffusione del coronavirus nelle Regioni del Nord Italia ma di certo le misure del Dpcm dell’8 Marzo 2020 ci hanno permesso di contenere notevolmente i danni e magari, tra qualche settimana di vincere la battaglia».

«Di certo i numeri non sarebbero stati questi se non si fosse intervenuto in tempo con le misure di distanziamento sociale e chiusura delle attività imposta delle ordinanze del Governo Nazionale e Regionale», sottolinea il report.

E aggiungono: «un vantaggio temporale non indifferente che ci ha permesso di riconvertire per tempo interi reparti all’assistenza dei soggetti covid+ e di non sovraccaricare le terapie intensive che hanno potuto continuare a prendersi cura di altri pazienti».

«Fin da subito in Sicilia è stata abbracciata una linea più rigida rispetto al resto d’Italia con ulteriori ordinanze emanate dal presidente della Regione e dal Governo Regionale», affermano gli autori del report a Livia Maria Amato, Stefania Candiloro, Claudio Costantino.

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