Sciacca, l’unità che non deve durare un giorno: il richiamo duro di don Lo Bello alla città ferma nel suo limbo

lo bello con catanzaro, termine, messina 2026

Nella festa della Patrona, l’arciprete rompe gli equilibri: denuncia lo stallo sociale, richiama giovani e famiglie, e lancia un messaggio diretto alle istituzioni presenti.

L’intervento di don Calogero Lo Bello durante la festa di Maria Santissima del Soccorso segna un cambio di passo evidente. Se nella processione del 2 febbraio il nuovo arciprete era ancora impegnato a “leggere” Sciacca e i saccensi, oggi, dopo un anno, ha scelto di parlare con voce piena, assumendo il ruolo del presule che non solo guida la comunità religiosa, ma che vuole avere un ruolo e che indica la rotta civile, richiamando chi detiene potere e responsabilità. Il suo incipit è stato un colpo secco: “Sciacca si trova unita solo in queste ore, solo davanti alla Madonna. Il resto dell’anno ciascuno torna alle proprie passioni”. Una diagnosi che fotografa una città capace di ritrovarsi solo nella ritualità, ma che per il resto dell’anno si frantuma in contrapposizioni sterili, in un eterno derby che divide su tutto. Lo Bello ha già capito cos’è Sciacca e cosa sono gli sciacchirano. Poi ha affondato il colpo sul nodo più doloroso: lo stallo economico e sociale. Partendo dalla marineria, oggi in ginocchio, simbolo di una città che da decenni galleggia in un limbo mentre il mondo corre veloce.

Ai giovani ha detto: “Sciacca non è il luogo da dove fuggire. È la terra nella quale si può costruire”. Un messaggio che suona come un appello disperato, perché la fuga è ormai la scelta più diffusa. Alle famiglie, “chiesa domestica”, ha chiesto di non lasciare che la crisi economica diventi crisi familiare: un monito che va oltre la pastorale e tocca la tenuta sociale. Il passaggio più politico è stato quello sull’unità, rivolto anche alle tre figure istituzionali presenti accanto a lui: il sindaco Fabio Termine, il presidente del Consiglio Ignazio Messina e il deputato regionale Michele Catanzaro. La loro presenza, come spesso accade, rischia di essere solo una passerella: finita la processione, torneranno alle consuete contrapposizioni, alle logiche del consenso, alle battaglie di posizione. Lo Bello ha capito che Sciacca non reagisce, non rompe gli schemi, non trova un progetto comune. E ha scelto di dirlo nel giorno in cui la città si mostra unita, proprio per evidenziare la contraddizione: la comunità si ritrova davanti alla Madonna, ma non riesce a ritrovarsi davanti ai problemi reali. Il suo intervento è stato un atto politico nel senso più alto: non di parte, ma di responsabilità. Un richiamo che non risolve, ma che almeno rompe il silenzio di una città che da troppo tempo si accontenta di sopravvivere.

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