Sciacca e Gela piangono Franco Sclafani, simbolo di un calcio che non c’è più
Dopo i primi anni in maglia neroverde la sua carriera lo aveva portato anche in Serie C, con la prestigiosa esperienza alla Massiminiana, e poi a Gela, Trapani, Mazara e Canicattì, lasciando ovunque il segno per carattere, generosità e spirito di squadra.
Sciacca e Gela salutano con commozione Franco Sclafani, “Franzosi” per i tifosi di Sciacca, “Romoletto” per quelli di Gela. Aveva 85 anni. Per generazioni di tifosi, non è mai stato soltanto un ricordo sportivo, ma un frammento identitario: un modo di vivere il calcio fatto di passione, sacrificio e appartenenza. Cresciuto calcisticamente a Sciacca, sua città natale, Sclafani si era poi trasferito in Germania per motivi di lavoro, prima di rientrare in Sicilia e approdare a Gela, dove vestì la maglia del Terranova diventando uno dei giocatori più amati dalla tifoseria biancazzurra e conquistando la promozione in D. La sua carriera lo aveva portato anche in Serie C, con la prestigiosa esperienza alla Massiminiana, e poi a Trapani, Mazara e Canicattì, lasciando ovunque il segno per carattere, generosità e spirito di squadra. A Gela, dove viveva da molti anni, Sclafani era rimasto un punto di riferimento per l’ambiente sportivo. Fino a pochi anni fa ogni domenica, immancabile, sedeva sugli spalti dello stadio Presti, seguendo con lo stesso entusiasmo di un tempo le partite della squadra locale. Per i più giovani era un esempio di dedizione, per i più anziani un pezzo di storia del calcio siciliano. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in due comunità che lo hanno amato e riconosciuto come uno dei volti più autentici del calcio dilettantistico e professionale del dopoguerra. Un uomo che ha attraversato epoche diverse senza mai perdere la sua semplicità, il suo sorriso e quella passione che lo ha accompagnato per tutta la vita.





