Trovato il tesoro di Messina Denaro: sequestro da 200 milioni e 3 arresti
Vasta operazione di respiro internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza
PALERMO- Una operazione che dà seguito ad una ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale alla sede con cui sono stati disposti la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. Le attività hanno interessato Italia, Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs), in stretta collaborazione e costante raccordo con i collaterali Organi giudiziari e di polizia.
L’operazione rappresenta il culmine di un’intensa attività investigativa che ha consentito di ricostruire un imponente
patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off shore, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate – già a partire dagli anni ’80 – sotto l’egida di Cosa Nostra Trapanese e nell’interesse del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro. Una montagna di soldi accumulati con la droga e investiti in un reticolo di società sparse per il globo. Gli investigatori hanno scoperto il canale che negli anni avrebbe alimentato la cassaforte di Matteo Messina Denaro. Ora cadono alcuni pezzi pregiati dello scacchiere. Con i soldi della droga sarebbe stato creato un impero. Sin dall’inizio degli anni Ottanta, la famiglia Messina Denaro ha incassato una percentuale sui traffici internazionali di droga, ricostruiti dai finanzieri del Comando provinciale.
I dettagli dell’operazioni sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa indetta neklla tarda mattinata alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, e del Procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia.
Finiscono in carcere Giacomo Tamburello, 65 anni (bloccato a Campobello di Mazara), il figlio Luca, 42 anni, e l’ex moglie Maria Antonia Bruno, di 62 (erano a Malaga). I loro nomi sono legati a fondi patrimoniali, società di investimenti e immobiliari, attività commerciali, case, ville e capitali all’estero. Le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti Luisa Bettiolo e Bruno Brucoli, partono da Campobello di Mazara e giungono ad Andorra, Spagna, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco.
Gli investigatori si sono avvalsi delle dichiarazioni di due nuovi collaboratori di giustizia finora top secret: Vincenzo Spezia e Francesco Bruno. Con i soldi della droga che sarebbe stato creato un impero. Sin dall’inizio degli anni Ottanta, la famiglia Messina Denaro ha incassato il 10% sui traffici internazionali di droga. Poi Giacomo Tamburello, con un passato pieno di condanne, e Matteo Messina Denaro sarebbero diventati soci in affari.
Emerge ancora una volta la figura dell’ottantenne avvocato Antonio Messina. Sarebbe il “Solimano” citato nelle lettere che Matteo Messina Denaro si scambiava con l’amante Laura Bonafede. Sotto processo per mafia, Messina avrebbe gestito la cassa mafiosa da cui venivano prelevati i soldi per finanziare la latitanza del padrino arrestato nel 2023 e deceduto. “Quel Solimano di merda di ci ha distrutti”, diceva sprezzante la maestra e figlia del capomafia Leonardo Bonafede. L’avvocato si muoveva fra la Sicilia, Milano e Bologna. Alla fine degli anni Settanta fu condannato per il sequestro di Luigi Corleo, il suocero dell’esattore mafioso di Salemi Nino Salvo. Poi la condanna per traffico di droga negli anni Novanta. Assieme a lui erano imputati l’ex sindaco del Comune di Castelvetrano Antonio Vaccarino, e pezzi grossi come Nunzio Spezia e Franco Luppino, fedelissimi del latitante.





