Presentato “Un segugio nell’ombra”, il libro di Simone Di Paola che narra la vita spezzata di chi ha lottato la mafia senza avere nomi altosonanti
Presentato oggi pomeriggio il romanzo di Simone Di Paola, “Un segugio nell’ombra”. Un romanzo che fonda la scrittura su una storia vera, quella del poliziotto Calogero Zucchetto, finissimo investigatore, segugio di eccezionale fiuto, ammazzato dalla mafia
SCIACCA- Dategli un palco e una piazza e Simone Di Paola sfodera tutta la sua indubbia passione per la politica, la sua brillante eloquenza, le sue esaustive ragioni su cui ha edificato il suo credo per l’impegno politico. Ma stasera, abbiamo scoperto che Simone Di Paola è anche padrone della penna. Una penna letteraria che delizia le pagine dei suoi libri. E’ al secondo suo lavoro letterario. Simone Di Paola non è solo padrone indiscusso della loquacità politica, è anche un fine scrittore che usa la penna per cogliere fino in fondo le emozioni che promanano dal suo cuore per romanzarle. E “Un segugio nell’ombra”, edito da Aulino ediotre, la testimonianza di una sorgente di emozioni e passioni che avvolgono Simone Di Paola in un vortice irresistibile. Come, del resto, lo è la sua scrittura, e leggendo il romanzo si viene dolcemente svolazzati con delicatezza, come il volteggio di una foglia spinta dal venticello primaverile. Leggere il suo romanzo è una delizia e come tale va colta. Passo dopo passo, riga dopo riga. Ogni passo della lettura è un richiamo alla riflessione ma anche a gustare la profondità di una passione che Simone Di Paola dona al lettore. “Un segugio nell’ombra” è una storia vera, drammatica, ma anche un difficile lavoro di ricerca. E’ la storia di un fine segugio dal fiuto investigativo sopraffino. Tanto da essere chiamato dal capo della Mobile di Palermo, Ninni Cassarà, a collaborare al suo fianco. Due servitori dello Stato che hanno immolato la loro vita a combattere la mafia. Quella sporca mafia che negli anni ottanta ha insanguinato le strade di Palermo, una volta simbolo del Liberty. Vittime eccellenti, ma anche vittime che, come srive Antonello Cracolici “rischianio di cadere in una monca classifica che vorrebbe distinguere le vittime di mafia in gironi di serie A e B a sminuire l’impegno”. Un lavoro letterario come quello di Simone Di Paola serve a “strappare dall’oblio e dal fango della diffamazione mafiosa tutte quelle vittime uccise due volte, che hanno dovuto subire depistaggi, prima dell’accertamento della verità”, chiosa Cracolici.
Calogero Zucchetto stava per sposarsi, a 27 anni è stato ammazzato a colpi di pistola in via Notarbartolo, davanti il famoso ristorante Collica, in una via centralissima. “Lillo”, ricorda l’editore Aulino, “è stato molto di più di una vittima o di un numero di matricola. E’ stato il “segugio” di Ninni Cassarà, un giovane uomo dotato di un talento raro: quello di saper vedere gli altri vedere dove altri si limitavano a guardare”.
Simone Di Paola prende il lettore per mano e lo porta in giro per Palermo a bordo della vespetta 50, mezzo con il quale Calogero Zucchetto penetrava nei meandri viari della mafia palermitana, a svolgere il suo compito di “segugio”. “C’è un intero esercito di uomini- scrive Di Paola- che ha preceduto Lillo in questo martirologico laico. Sono agenti di Polizia, carabinieri, uomini della scorta che la cronaca ha trattato come appendici dei nomi “eccellenti”, dimenticando che dietro ogni mostrina c’era una madre in attesa, una moglie che stirava una camicia azzurra, un figlio che imparava a camminare guardando le scarpe del padre. Questi uomini erano “fanti” di una guerra non dichiarata. Se i grandi magistrati erano le menti che cercavano di dcriptare il codice della mafia, poliziotti come Lillo e tanti altri erano le mani, il cuore che batteva nei vicoli più bui. Erano quelli che entravano nei bar diove l’aria si faceva pesante al loro arrivo, quelli che sentivano il gelo delle serrande che si abbassavano al passaggio delle pattuglie”. Zucchetto è stato ucciso in una sera piovosa, Simone Di Paola, con il suo libro, ha il merito di aver soleggiato la memoria del “segugio”. La memoria, un formidabile strumento che permette ad una persona di non morire mai.
A conversare con Di Paola è stata Francesca Valenti. Raimondo Moncada, splendito come sempre, ha emozionato il folto pubblico con la lettura di alcune pagine. Forte emozione hanno regalato i ragazzi del coro di Skenè Academy del Maestro Ignazio Catanzaro con canti di speranza di una vita vissuta in libertà, senza tentacoli mortali della piovra mafiosa.







