“Mamma mi si è ristretta la coalizione!” Storia di un amore finito. La strategia di Termine per le prossime elezioni

termine via roma con giunta 2023

I consiglieri del Campo Largo al Comune di Sciacca: “Bocciamo il bilancio e una stagione politica ormai lontana anni luce dal progetto originario”

SCIACCA- Finché la barca va, lasciala andare canta Orietta Berti. Ora la barca è affondata, l’equipaggio raggiunge altra isola, il comandante è rimasto solo. In cinque anni è riuscito a frantumare il movimento Mizzica mandando al naufragio gli storici componenti e l’ossatura fondante. Ha spaccato il Pd, ha rotto con gli alleati Verdi e Movimento 5 Stelle. Se si pone tutto ciò in termini di bilancio, in quattro anni il sindaco ha svolto un lavoro demolitore che neanche il Genio Guastatori avrebbe potuto traguardare. Ma, in verità, se si riflette, la storia delle sindacature di sinistra hanno avuto il triste e costante epilogo: Vito Bono, Francesca Valenti e Fabio Termine. Un comune denominatore che li contraddistingue: litigiosità fino a far fallire il “progetto politico” che hanno sbandierato nelle campagne elettorali. Nessuno può smentire questo dato. Un dato che è l’opposto per il decantato “bene della città”. Nell’ultima seduta consiliare, i consiglieri Giuseppe Ambrogio, Daniela Campione, Alessandro Curreri, Gabriele Modica e Giuseppe Ruffo, Pd, Verdi e M5Stelle, hanno sancito la decisione irrevocabile, la rottura insanabile, hanno ufficializzato la morte del progetto “E’ già domani”, cavallo di battaglia del sindaco Fabio Termine e degli (ex) alleati. Una rottura definitiva che è l’addio e l’inizio di un nuovo percorso mirato alle prossime elezioni. Tanto è vero che la nota di rottura diffusa dai cinque consiglieri comunali parte da una mail nuova, gruppicampolargo. Un particolare che non è tale ma diventa la prova provata di una fine ad un progetto politico ormai morto e sepolto e che avviene con la bocciatura del bilancio comunale e gli atti che lo accompagnano
“Siamo di fronte a un bilancio senz’anima e senza visione, costruito con lo sguardo rivolto più alla prossima campagna elettorale che alle reali esigenze della città. È il frutto della pochezza politica di una Giunta nata senza un chiaro criterio politico e, soprattutto, lontana dal mandato elettorale con il quale questa amministrazione si è presentata ai cittadini”, dicono i cinque consiglieri Giuseppe Ambrogio, Daniela Campione, Alessandro Curreri, Gabriele Modica e Giuseppe Ruffo. Pensiero senza dubbio condiviso dagli ex assessori defenestrati Valeria Gulotta e Simone Di Paola. “Un bilancio fallimentare non può essere trasformato in un buon bilancio attraverso semplici interventi di manutenzione”. Un bilancio che, con qualche emendamento non sconvolgente proposto dalle opposizioni del variegato centrodestra misto a civismo, è stato approvato grazie a questa parte politica. Un centrodestra misto a civismo convinto di aver fatto grandi cose e di poter presentare un conto positivo agli elettori. Un conto che non fa i conti (scusate il bisticcio delle parole, con la magistrale capacità del sindaco Fabio Termine di rivoltare le frittate. I video sui social sono manuali del perfetto comunicatore che agisce da solo, da primo attore. Risultati con il voto delle opposizioni ma presentate come meriti personali.
Ma la strategia principe del sindaco è soprattutto quella che mira alla parcellizzazione delle candidature. Egli, conscio che il terreno delle alleanze gli si è maledettamente ristretto, punta a partecipare consapevole che non può vincere al primo turno. Diventa essenziale, allora, puntare al ballottaggio. La parcellizzazione della candidature può portargli un numero di consensi giusto per accedere al ballottaggio. Il suo campo dove è maestro a vendere fumo per oro.
Il centrodestra è alle prese con ambizioni di candidature di diversi personaggi. La loro visione è cristallizzata su schemi tradizionali che, oggi, non sono vincenti. Le ambizioni del centrodestra rispecchiano il caso di Agrigento dove le diverse candidature (due) hanno polverizzato i consensi approdando al ballottaggio. E l’esito di Agrigento è evidente grazie non alla capacità di Sodano ma alla litigiosità del centrodestra.
Ma ritorniamo agli ex alleati ora acerrimi avversari dell’attuale sindaco. “Nel corso di questi cinque anni abbiamo avanzato proposte, espresso idee e rappresentato esigenze della città. Abbiamo cercato il confronto e, in più occasioni, abbiamo offerto il nostro contributo. Ma troppo spesso le nostre istanze sono rimaste inascoltate, mentre il rapporto con l’amministrazione si è progressivamente trasformato in un rapporto di distanza e di sostanziale disinteresse”, scrivono Giuseppe Ambrogio, Daniela Campione, Alessandro Curreri, Gabriele Modica e Giuseppe Ruffo, chiosando che a loro non interessa “la politica dei pannicelli caldi, né sono “disponibili a tatticismi o a operazioni di facciata”. Ecco allora che con la bocciatura del bilancio si sancisce “la bocciatura di una stagione politica che riteniamo ormai lontana anni luce dal progetto originario”. Un progetto che “nato con precise promesse e aspettative di cambiamento, è stato progressivamente svuotato e tradito. E oggi, a nostro giudizio, non ne rimane che un pallido ricordo”.
Alea iacta est. E’ fuori discussione che a giorni emergeranno novità consequenziali. (Foto del 2024)

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