Liste d’attesa infinite, il Tribunale del Malato denuncia: «La legge esiste, ma non viene applicata»

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Cittadini costretti a rivolgersi al privato. “I Cup non forniscono le informazioni dovute e corrette e i cittadini si rassegnano”

Liste d’attesa, al Tribunale del Malato di Sciacca arrivata una sola segnalazione. E poi il cittadino rinuncia. Una sola segnalazione scritta. E poi, la rinuncia a fare ricorso. È il dato che emerge dal Tribunale per i Diritti del Malato di Sciacca sul tema delle lunghe liste d’attesa nella sanità pubblica, al centro del dibattito nazionale. Un utente si era rivolto al Tdm dopo non aver ricevuto le informazioni corrette dal Cup sui tempi per visite ed esami. Poi, però, ha deciso di non andare avanti. Il caso, isolato nei numeri ma emblematico nella sostanza, racconta quello che secondo il Tribunale accade a molti cittadini: di fronte a tempi che non rispettano la legge, ci si rassegna e ci si rivolge al privato, pagando di tasca propria. Eppure la normativa esiste. Il decreto legislativo 124/98 e la legge 107 del 29 luglio 2024 stabiliscono che se la struttura pubblica non riesce a garantire la prestazione entro la scadenza della prescrizione, deve essere l’Asp a inviare il paziente a un sanitario in intramoenia o a un privato, facendo pagare solo il ticket. «Il cittadino non può essere gravato di tale incombenza – spiegano la responsabile Calogera Piazza e la coordinatrice Pierina Di Martino – deve essere l’istituzione a rendere l’iter facile e agevole». La situazione è stata segnalata alla segreteria nazionale del movimento, che si sta attivando per portare le proteste al Ministero della Sanità.

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