Leone XIV domani a Lampedusa: un’isola tra gioia, memoria e ferite aperte

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Domani l’arrivo. E’ la seconda visita di un Papa in tredici anni per accendere ancora una volta l’attenzione sul dramma delle migrazioni e sul ruolo dell’isola come frontiera umanitaria del Mediterraneo.

Leone XIV è il secondo Papa a visitare l’isola in tredici anni, dopo Francesco nel 2013. Ogni arrivo di un Pontefice è un segnale di speranza e un faro acceso sul dramma delle migrazioni: morti in mare, profughi in fuga da fame, guerre e torture, pronti a rischiare la vita su barconi che sono una roulette russa. Lampedusa resta il primo lembo d’Europa davanti all’Africa.«Zattera era e zattera rimane», ricorda il sindaco Filippo Mannino: chi chiede aiuto va salvato, è la legge del mare. Oggi l’emergenza perenne è attenuata grazie a logistica più rapida, servizi sanitari potenziati e al lavoro della Croce Rossa, che ha trasformato l’hotspot. I dati Unhcr parlano chiaro: da gennaio a giugno 2026 sono sbarcati 14.388 migranti, il 30% in meno rispetto al 2025; il 56% arriva proprio qui. Bangladesh, Somalia e Sudan le principali provenienze; un migrante su cinque è un minore non accompagnato. Ma l’Oim registra già 1.400 vittime nel Mediterraneo nei primi sei mesi dell’anno. La visita del Papa è inseparabile da questo dolore. Leone XIV celebrerà la messa alle 10.30, davanti al Crocifisso ligneo del XVII secolo giunto da Agrigento e alla Madonna di Porto Salvo, circondato da undici vescovi: un abbraccio simbolico tra l’isola e la sua diocesi.

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