Infrastrutture fantasma. Le incompiute che frenano una fetta di Sicilia
Gela–Castelvetrano e Birgi–Mazara: 50 anni di annunci, dirottamenti, definanziamenti. Così si spegne un territorio
La bretella autostrada Birgi–Mazara e il completamento dell’anello autostradale Gela-Castelvetrano sono i simboli di un fallimento che nella Sicilia sud occidentale dura da diversi decenni. Entrambe sono opere che almeno da 50 anni sono indicate come “strategiche”. La prima è inserita nel Programma delle Infrastrutture Strategiche già nel 2001, approvata preliminarmente dall’Anas nel 2004, finanziata nel 2017 con 134 milioni di euro, definanziata nel 2021 dalla Regione Siciliana, poi al centro di una gara d’appalto senza la certezza dei fondi. Sono storie di infrastrutture che non nascono mai, che restano sospesa tra annunci e rinvii, mentre il territorio continua a pagare il prezzo di un isolamento che non è più sostenibile. Per la bretella ci sono stati anche risvolto politici clamorosi: alcuni anni fa l’ex sindaco di Marsala Massimo Grillo denunciò che i fondi erano stati spostati altrove, come già accaduto per altre opere. È il copione di sempre: si promette, si annuncia, si dirotta. E intanto una fetta di Sicilia resta indietro, sempre più lontana dai grandi assi infrastrutturali dell’Isola. In un recente incontro al Libero Consorzio Comunale di Trapani, convocato dal presidente Salvatore Quinci, il responsabile della struttura territoriale Anas ha confermato che il progetto della bretella è completo in tutte le sue parti, che le integrazioni richieste dalla Commissione VIA/VAS sono state inviate, e che la conferenza di servizi sarà convocata per chiudere l’iter progettuale e discutere l’appalto integrato. Dal punto di vista tecnico, dunque, l’opera è pronta. Ma senza finanziamento, resta un progetto in un cassetto. E il nodo politico è sempre quello di trovare chi mette i soldi, chi si assume la responsabilità di un’opera da 199 milioni di euro che il territorio reclama da vent’anni.
Questa vicenda, già di per sé emblematica, si intreccia con un’altra ferita storica del territorio: il completamento dell’anello autostradale Gela–Castelvetrano, di cui si parla da quasi mezzo secolo. Cinquant’anni di promesse, studi, tavoli tecnici, sopralluoghi, e nessun cantiere. Un’opera che dovrebbe collegare la Sicilia meridionale e occidentale al resto dell’isola, garantendo mobilità moderna, sicurezza e sviluppo. Un’opera per anni esistita solo nelle dichiarazioni politiche che si sono ripetute identiche da generazioni. Negli ultimi due anni Anas ha riaperto il dossier Gela–Castelvetrano, presentando i vari progetti per quella che non sarà più un’autostrada continua, ma un ammodernamento e messa in sicurezza della SS115 attraverso varianti e l’adeguamento a scorrimento veloce, che chiuderà l’anello autostradale. Interventi divisi in macrolotti per favorire i finanziamenti. La tratta Castelvetrano – Sciacca Ovest (dove da metà anni Ottanta non c’è più neppure un tratto ferroviario) prevede una variante a nord della SS115 lunga circa 25 km. Il progetto include la riqualificazione di parte della SS624 e nuovi svincoli per raccordarsi con la viabilità provinciale ed eliminare l’attraversamento dei centri urbani. La tangenziale di Agrigento prevede l’ammodernamento in variante per razionalizzare i flussi veicolari e superare l’attuale strozzatura del capoluogo. Infine, le varianti intermedie e Gela prevedono l’adeguamento dell’asse costiero e il completamento della tangenziale di Gela per connettere la viabilità locale con la SS626. Sono stati avviati approfondimenti tecnici sul tracciato, sulle interferenze ambientali e sulle possibili soluzioni di variante. E pure i dibattitio pubblici, previsti per legge, si sono fatti regolarmente. Ma anche in questo caso manca ciò che serve davvero: la copertura finanziaria, che 10 anni fa era stimata in 6 miliardi di euro. Anas ribsdisce nei propri studi che l’opera è strategica per la mobilità dell’area sud-occidentale, ma senza un impegno politico chiaro e immediato, il progetto rischia di restare l’ennesimo capitolo di una storia infinita.
Due infrastrutture decisive, due opere che potrebbero cambiare il destino di un territorio che ha scelto di puntare sul turismo, sulla logistica, sull’agroalimentare, sulla valorizzazione dei propri poli produttivi. Due opere che raccontano come questa fascia di Sicilia reclama attenzione da decenni, ma nessuno ascolta davvero. Nei territori si continua ad investire sul turismo, lungo la costa nascono strutture ricettive di ogni tipo, ma arrivare da queste parti dopo essere atterrati a Palermo e Trapani, resta complicato. Anas di avvia a completa i progetti trasformandoli in definitivi, mentre i sindaci protestano, sollecitano, chiedono. La realtà è che la Sicilia sud occidentale continua a essere trattata come una periferia lontana, dove le infrastrutture possono attendere all’infinito. La bretella Birgi–Mazara e l’autostrada Gela–Castelvetrano non sono solo opere incompiute: sono la misura della distanza tra ciò che la politica promette e ciò che il territorio vive. Sono la prova che, senza una svolta vera, questa parte di Sicilia continuerà a chiedere ciò che dovrebbe essere un diritto: strade, collegamenti, sviluppo, rispetto.





