Indagini business salme al Policlinico di Palermo: coinvolti impresari agrigentini
Avviso di conclusione indagini per 45 persone nel primo filone dell’inchiesta. Tra gli indagati un imprenditore di Sambuca e uno di Sciacca. Numerosi anche gli agrigentini vittime di presunte estorsioni.
La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 45 persone coinvolte nel presunto sistema illecito che avrebbe ruotato attorno alla restituzione delle salme al Policlinico del capoluogo. Il provvedimento, firmato dai pm Maria Rosaria Perricone e Felice De Benedittis, riguarda il primo dei tre filoni investigativi sull’inchiesta che ha portato alla luce almeno 49 episodi di corruzione in poco più di un anno. Tra gli indagati figurano dipendenti dell’ospedale e titolari di imprese funebri, compresi due agrigentini: un imprenditore di Sambuca di Sicilia e uno di Sciacca. Secondo gli inquirenti, alcuni operatori della camera mortuaria avrebbero ricevuto denaro per accelerare le pratiche necessarie al rilascio delle salme, favorendo le aziende disposte a pagare. L’inchiesta coinvolge anche numerose famiglie della provincia di Agrigento. Tra le presunte vittime di estorsione figurano infatti cittadini di Cammarata, Favara, Ribera e Licata. Emblematico il caso dell’imprenditore di Sambuca, indagato per corruzione per avere versato somme di denaro ma ritenuto al tempo stesso vittima di una presunta concussione. Le intercettazioni avrebbero documentato il pagamento di 50 euro per la vestizione di una salma e la successiva richiesta di altri 100 euro per accelerare le procedure legate al cosiddetto articolo 8. Al suo rifiuto, sarebbe stato minacciato di ritardi nella consegna della salma, a conferma di un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato il dolore delle famiglie in un lucroso giro d’affari.





