Galleria Belvedere chiusa, l’appello ad Anas: “Tre anni sono troppi, accelerare i cantieri”
La chiusura della Galleria Belvedere accende il dibattito politico. Centrodestra e civici chiedono tempi certi, tutele per le imprese e garanzie sulle strade alternative.
La chiusura della Galleria Belvedere e la nuova viabilità destinata ad accompagnare Sciacca per i prossimi anni finiscono al centro del confronto politico. Dopo la petizione popolare in atto da parte dei consiglieri Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, sulla vicenda c’è adesso anche una mozione. I consiglieri comunali di centrodestra e delle liste civiche hanno presentato un atto che approderà in aula il prossimo 1 ottobre, chiedendo un intervento deciso dell’Amministrazione nei confronti di Anas per ridurre i tempi del cantiere e contenere i disagi per cittadini e attività economiche. Al centro delle preoccupazioni vi sono soprattutto i circa tre anni previsti dal cronoprogramma dei lavori. Secondo i proponenti, una durata così lunga rischia di avere pesanti ricadute sulle attività commerciali delle aree interessate, già alle prese con un calo dell’accessibilità e della clientela a causa delle modifiche alla circolazione. La mozione sollecita il Comune ad aprire un confronto con Anas e con l’impresa esecutrice per valutare soluzioni che consentano di accelerare l’opera, attraverso una diversa organizzazione del cantiere, con doppi turni di lavoro e, dove possibile, lavorazioni anche nelle ore notturne. Nel documento si guarda inoltre alle opere viarie realizzate per gestire l’emergenza traffico. In particolare, i consiglieri propongono di valutare la trasformazione del collegamento tra via Cappuccini e la Statale in una rotatoria definitiva, qualora gli approfondimenti tecnici ne confermassero la fattibilità. Attenzione anche alle strade comunali utilizzate come percorsi alternativi. I firmatari chiedono garanzie affinché manutenzione, ripristino e interventi necessari al termine dei lavori restino a carico di Anas e non ricadano sulle casse comunali. L’obiettivo, sostengono, è evitare che la città debba pagare il conto di un utilizzo straordinario delle proprie infrastrutture e ottenere, alla fine del cantiere, una viabilità più efficiente e sicura.





