Emergenza idrica oltre il limite: Agrigento finisce sotto la lente dell’Arera

rubinetto a secco

Rubinetti a secco, turni ridotti e 1.258 scuole senza certificazioni: Adusbef avvia l’azione formale per accertare responsabilità, investimenti mancati e tariffe non congrue.

L’emergenza idrica nell’Agrigentino non è più soltanto una realtà quotidiana fatta di rubinetti a secco, autobotti rincorse a caro prezzo e turni di erogazione ridotti all’osso. Diventa ora un caso giudiziario e amministrativo di rilievo nazionale. L’Adusbef di Agrigento, sostenuta dal presidente nazionale Antonio Tanza, ha presentato una richiesta di accesso agli atti a Siciliacque e Aica, sollecitando l’intervento diretto dell’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. L’obiettivo è fare piena luce sulla gestione del ciclo dell’acqua, un bene primario divenuto un miraggio per migliaia di utenti. L’istanza punta a verificare investimenti programmati e realizzati, manutenzioni ordinarie e straordinarie, formule di calcolo delle tariffe e volumi idrici realmente immessi in rete. Ma soprattutto a chiarire se i tagli alle forniture estive siano legati a vecchie controversie contabili e rapporti di debito‑credito irrisolti tra i gestori. Secondo il delegato provinciale Gaspare Di Maria, la situazione ha superato il livello di guardia: turni ridotti anche a sole due ore a settimana, pianificazioni inadeguate e un intero comparto turistico e della ristorazione messo in ginocchio in piena stagione. Con il coinvolgimento dell’Arera, Adusbef vuole accertare anche la congruità delle tariffe applicate rispetto a un servizio che, per molti utenti, non arriva più nelle case. Una denuncia che punta a trasformare una crisi cronica in un accertamento formale di responsabilità.

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