Il Fronte antifascista rilancia da Catania: “Controllare la presenza di poliziotti in Futuro Nazionale”

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Da Catania nuova integrazione alla denuncia: nel mirino gli agenti vicini al partito di Vannacci

Il caso Futuro Nazionale si allarga. Dopo gli accertamenti preliminari avviati dalla Procura militare di Roma sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate nella struttura del partito fondato dal generale Roberto Vannacci, ora il Fronte antifascista sposta l’attenzione sulla Polizia di Stato. Il coordinatore nazionale, l’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo, ha depositato un’integrazione alla denuncia già presentata, chiedendo di verificare se tra iscritti, dirigenti e attivisti del movimento vi siano agenti in servizio o appartenenti ad altri corpi di polizia a ordinamento civile. La richiesta punta a chiarire se qualcuno abbia assunto incarichi politici o ruoli organizzativi incompatibili con i doveri di imparzialità e neutralità previsti per le forze dell’ordine. L’esposto chiede alla Procura di acquisire gli elenchi del partito “limitatamente a quanto necessario” e di esaminare siti, social, comunicati, foto e video per individuare chi si sia esposto pubblicamente qualificandosi come poliziotto o utilizzando grado e uniforme per sostenere il progetto politico di Vannacci. Il nuovo fronte si aggiunge agli esposti del Sindacato dei Militari, che hanno portato la Procura militare — guidata da Marco De Paolis — a precisare che al momento non esiste alcuna iscrizione nel registro delle notizie di reato, né un’indagine formale sul generale. Un secondo esposto, depositato alla Procura ordinaria di Roma, ipotizza la violazione della legge Scelba e la ricostituzione del partito fascista: accuse tutte da verificare. Sul piano politico istituzionale, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invitato alla prudenza, definendo “profondamente sbagliato” trasformare accertamenti preliminari in indagini. L’avvocato di Vannacci, Giorgio Carta, parla di “totale serenità”, escludendo qualsiasi ipotesi di reato. Intanto, due sindacalisti citati nell’esposto — Luigi Avveduto (Sim Carabinieri) e Antonsergio Belfiori (Aeronautica) — rivendicano di aver sempre agito “privatamente”, senza sovrapporre ruolo istituzionale e attività politica. Il caso, nato come questione interna alle Forze Armate, ora coinvolge anche le divise civili, ampliando il dibattito nazionale sul rapporto tra appartenenza ai corpi dello Stato e partecipazione alla vita partitica.

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