Dossier Capitale del Libro: affondo dell’opposizione. Sciacca spende 36 mila euro e viene esclusa. Monreale vince a costo zero

capitale italiana del libro 2027

L’attenzione dei consiglieri comunali Bono, Catanzaro G., Bellanca, Catanzaro C., La Bella, La Barbera, Grassadonio, Maniscalco, Bivona, Maglienti, Mandracchia, Cognata e Messina, già rivolta alla vicenda Terre di Dedalo, ripropone il caso dell’incarico da 36 mila euro alla società catanese Mediterranea Arte.


Il nuovo affondo dei gruppi di opposizione di centrodestra al Comune di Sciacca riaccende l’attenzione su Capitale del Libro 2027, il bando nazionale a cui la scorsa primavera il Comune di Sciacca ha partecipato con apposita istanza. Nel mirino c’è il già noto incarico da 36.600 euro affidato a Mediterranea Arte per redigere il dossier di 50 pagine che l’opposizione ha approfondito. La cifra è stata ritenuta sproporzionata rispetto al prodotto consegnato, ma soprattutto con modalità che richiedono un approfondimento. “L’affidamento – denunciano i consiglieri – nasce da un atto di indirizzo del sindaco che non solo fissa gli obiettivi, ma indica già nome del destinatario e importo. Un cortocircuito tra indirizzo politico e gestione amministrativa che solleva dubbi pesanti sulla legittimità, perché la scelta del contraente spetta agli uffici e alle procedure del Codice dei contratti, non al primo cittadino”. Il confronto con Monreale che viene fatto dai consiglieri comunali è impietoso: il Comune palermitano, vincitore del bando nazionale, non avrebbe sostenuto costi analoghi per il dossier. Sciacca paga e viene esclusa subito alla prima selezione. Monreale non paga e vince. E su Mediterranea Arte i nodi si infittiscono. “Chi è la società? – si chiede l’opposizione – che collaborazioni onerose ha attivato sul territorio con associazioni, enti e professionisti? Quanto è costato l’indotto della candidatura?” L’opposizione riferisce di avere presentato accesso agli atti, ma che dagli uffici comunali ci sarebbe stato silenzio totale. Nessun riscontro. “Non formuliamo accuse- aggiungono – ma i cittadini hanno diritto di sapere come sono stati spesi i loro soldi. La candidatura doveva essere partecipazione e rilancio, non un affidamento diretto da 36 mila euro finito nel nulla. Vogliamo chiarezza su prestazioni rese, costi reali e procedure”. Ora pretendono rendicontazione completa e risposta formale all’istanza. In sostanza, la cultura è investimento, ma senza trasparenza diventa solo spreco.

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