Crisi idrica, la Corte dei Conti: “Carenze amministrative, gestionali e infrastrutturali”. Sotto accusa chi amministra
La crisi idrica non può essere ricondotta esclusivamente agli effetti dei cambiamenti climatici. Appare riconducibile soprattutto a carenze amministrative, gestionali e infrastrutturali. La situazione descritta nella relazione della Corte dei Conti nazionale. Nelle reti si perde il 50% dell’acqua
SICILIA- La Corte dei Conti nazionale ha analizzato le criticità di tutte le regioni e la Sicilia è risultata essere fra le peggiori aree italiane nel contrasto al dissesto idrogeologico e alla carenza di acqua. Un contesto che era già emerso alla fine dello scorso anno, quando la sezione di Controllo della Corte dei Conti siciliana aveva sottolineato i ritardi e gli errori che hanno «assetato l’Isola». La relazione pubblicata ieri sulla «gestione e contrasto del dissesto idrogeologico» descrive una situazione assai precaria e anche contradditoria rispetto all’idea di una crisi idrica correlata con il cambiamento climatico. La «la Sicilia è al penultimo posto tra le regioni italiane per livello di benessere. E un ruolo strategico hanno la qualità e la disponibilità delle risorse idriche». Insomma, la scarsa piovosità non può essere un alibi. «La diminuzione delle precipitazioni pur avendo reso più complessa la gestione delle risorse avrebbe richiesto un adeguato rafforzamento delle infrastrutture di accumulo e distribuzione dell’acqua». E ancora, «il fabbisogno della Sicilia è pari a 1,16 miliardi di metri cubi annui. Un dato coerente con la capacità degli invasi». Il punto critico: «una parte significativa delle 45 dighe opera con limitazioni dovute all’assenza dei necessari collaudi, a carenze nella manutenzione, a verifiche sismiche incomplete, a problemi di sicurezza delle opere». Inoltre nelle reti si perde il 50% di acqua.
Per la Corte dei Conti, «negli ultimi anni la Sicilia ha beneficiato di un significativo afflusso di fondi europei, nazionali e regionali per il settore idrico».
Il ministero delle Infrastrutture ha censito 104 interventi programmati per una spesa di 800 milioni: «Nonostante la mole delle risorse disponibili – scrivono i magistrati contabili – persistono rilevanti difficoltà nella programmazione, progettazione e attuazione degli interventi. Molti problemi segnalati 20 anni fa risultano ancora irrisolti a testimonianza di una persistente debolezza dell’azione amministrativa». La Corte evidenzia che a tutto ciò contribuiscono errori attribuibili non solo alla Regione ma anche agli Ato e ai vari livelli amministrativi intermedi: «L’emergenza siciliana appare il risultato di carenze amministrative stratificatesi nel tempo che richiedono una profonda revisione della governance del settore, il rafforzamento delle capacità programmatorie e progettuali degli enti coinvolti e una più rapida attuazione degli interventi finanziati». Per la Presidenza della Regione, «il dato indicato dalla Corte dei Conti non è sintomo di inefficacia o inefficienza della Struttura commissariale, in quanto i tempi di attuazione di un’opera pubblica risultano condizionati dalla durata del progetto, dalla gara d’appalto (con eventuali contenziosi con una tempistica media di circa 3/4 mesi), dalle verifiche sull’operatore economico aggiudicatario e dalla relativa contrattualizzazione, dall’attuazione delle procedure espropriative e dall’esecuzione dei lavori che dipendono dal valore del contratto e che generalmente interessano più annualità».





