Business dei decessi, tangenti anche a due medici
E’ tutto un magna magna. La nota battuta è sempre attuale. L’inchiesta, alla terza tranche, vede medici a rischio di arresto
PALRMO- L’inchiesta prosegue ed è al terzo filone. Una inchiesta che trae origine da un errore. Un documento che avrebbe dovuto certificare la morte di una persona ma che in realtà era in vita. Una piccola fiammella che avrebbe provocato un consistente fuoco e che ha spinto gli investigatori sulle tracce del secondo livello del business dei decessi, che condurrebbe al personale dell’azienda sanitaria provinciale. Un business dei decessi. Una certificazione necroscopica vale dai 15 ai 170 euro, pagati da tutte le agenzie funebri della città e della provincia. Somme che venivano intascate direttamente da due medici legali dell’Asp 6, Gioacchino Passalacqua, 67 anni, e Benedetto Fogazza di 69, che firmavano e rilasciavano le certificazioni (false) senza aver mai eseguito la visita obbligatoria che attestasse il reale decesso della salma. Le indagini del pm Renza Cescon sono condotte dalla squadra mobile, diretta da Antonino Sfameni, e si concretizzano con le richieste di arresto e di altre misure cautelari partite dalla Procura e con gli interrogatori preventivi fissati la prossima settimana.
Le prime due inchieste condotte dalla squadra mobile sugli addetti alle camere mortuarie del Policlinico e dell’ospedale Cervello avevano svelato «i regalini» che tutte le agenzie funebri erano solite far per accelerare le pratiche burocratiche, l’esecuzione di elettrocardiogrammi o per favorire l’uscita e il rilascio dei defunti prima delle 24 ore previste dalla legge.
Per 29 sono scattati a vario titolo le richieste di arresto e di obbligo di firma per corruzione: oltre ai medici Fogazza e Passalacqua, ci sono Salvatore Ales, 57 anni, Michele Algozzino, 45, Giampaolo Arrigo, 44, Giuseppe Calafiore, 63, Salvatore Calafiore, 65, Francesco Castagna, 46, Francesco Chifari, 49, Francesco Ciulla, 60, Ion Cuzic, 61, Fedele Ambrogio, 61, Maverick Di Sangro, 28, Salvatore Mannino, 36, Emanuele Marrella, 61, Matteo Mondello, 55, Salvatore Paternostro, 40, Vito Paternostro, 50, Alessandro Pumo, 30, Ignazio Randazzo, 42, Antonino Rizzuto, 46, Luigi Scimò, 59, Francesco Trapani, 34, Francesco Vassallo, 68, Francesco Velletri, di 79 anni, Salvatore Vicari, 34, Vito Vinciguerra, 58, Fedele Vitale, 54 anni.
Molti dei nomi ricorrono nelle precedenti inchieste: gli interrogatori di garanzia sono stati fissati davanti al Gip Emanuela Carrabbotta il 3 e il 4 settembre. Questo terzo filone rivelerebbe una incredibile e efficiente macchina burocratica che si muove in parallelo: dietro compenso tutto andava più veloce, anche i certificati dell’ospedale (di cui si occupavano gli infermieri delle camere mortuarie) e i certificati di morte redatti e rilasciati dall’Asp. In precedenza, negli interrogatori, quasi tutti i titolari hanno risposto che questi pagamenti fossero «imposti».





