Bocciato il Piano Aro. La città agonizza per un anno per colpa del “tifo romanista”; l’implosione del sindaco
La seduta del Consiglio comunale di Sciacca di ieri sera ha offerto l’immagine plastica della fase politica che la città sta attraversando: una fase di stallo, di scontro e di forte isolamento dell’amministrazione guidata dal sindaco Fabio Termine
SCIACCA- La mancata presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del primo cittadino- scelta compiuta dai consiglieri di opposizione (in misura più consistenti dai “carbonari”) e rispettabile nelle sue motivazioni- ha però partorito un effetto evidente: Sciacca entra in un vero e proprio guado politico proprio mentre si avvia verso l’ultimo anno di amministrazione. Una situazione che, per molti versi, era anche prevedibile, ma che adesso appare sotto gli occhi di tutti.
La seduta di ieri sera lo ha dimostrato chiaramente, soprattutto nel dibattito che ha portato alla bocciatura del nuovo piano ARO per la gestione dei rifiuti. Al di là degli aspetti tecnici – pur presenti e rilevanti – la decisione del Consiglio è apparsa soprattutto politica. I consiglieri comunali hanno evidenziato la necessità di tutelare i cittadini rispetto alla struttura del nuovo piano e alla sua applicazione, sottolineando come i costi previsti risultino notevolmente più elevati rispetto al precedente sistema. Un elemento che ha pesato nel giudizio complessivo sull’atto proposto dall’amministrazione.
Ma il dato più evidente emerso durante la seduta è stato un altro: la definitiva implosione della coalizione che aveva portato Fabio Termine alla guida della città. Gli interventi dei consiglieri e il clima registrato in aula hanno mostrato chiaramente come quel progetto politico sia ormai completamente dissolto.
Particolarmente significativi sono stati gli interventi dei consiglieri Modica, Daniela Campione e Fabio Leonte, che hanno messo in evidenza una frattura ormai insanabile tra il Partito Democratico, i Verdi e l’amministrazione comunale.
Durante il dibattito sono volate accuse politiche molto dure. La prima a intervenire è stata la consigliera dei Verdi Daniela Campione, che ha puntato il dito contro l’amministrazione e contro l’attuale assetto politico che sostiene il sindaco. A replicare è stato poi l’assessore e consigliere Fabio Leonte, il quale ha sostenuto che la Campione avrebbe abbandonato la maggioranza perché non avrebbe ottenuto il ruolo di assessore. Dal canto suo, la consigliera dei Verdi ha respinto l’accusa, ribattendo che Leonte continuerebbe a essere l’unico sostenitore del sindaco esclusivamente perché ricopre proprio quell’incarico.
Uno scontro politico dai toni particolarmente accesi che ha restituito l’immagine di una vera e propria guerriglia interna tra quelli che, fino a poco tempo fa, erano alleati nella stessa coalizione. Ne è venuto fuori uno spettacolo che molti hanno definito indecoroso per le istituzioni cittadine e che fotografa una crisi politica ormai evidente. Oggi il sindaco Termine si ritrova di fatto isolato in Consiglio comunale, sostenuto da un solo consigliere, mentre tutti gli altri gruppi si collocano su posizioni critiche o apertamente contrarie. Una condizione che rende estremamente complessa la gestione dell’ultimo tratto della consioliatura.
Durante la seduta è stato anche richiamato un recente precedente politico. Alcuni consiglieri hanno citato ciò che è accaduto a Messina, dove il sindaco Federico Basile, dopo aver perso la maggioranza in Consiglio comunale, ha scelto di dimettersi rimettendo la decisione nelle mani dei cittadini. È stato ricordato come, su 34 consiglieri, Basile fosse rimasto con il sostegno di appena 13. Una situazione che lo ha portato a compiere una scelta politica netta. Il confronto con Sciacca è stato esplicitato in aula dal consigliere Gabriele Modica, che ha sottolineato come qui si stia verificando l’esatto contrario: un sindaco che, pur potendo contare sul sostegno di un solo consigliere comunale, decide comunque di andare avanti sfidando tutti e tutto, pur sapendo di non avere più alcun supporto politico reale all’interno del Consiglio. Una condizione che apre inevitabilmente una fase molto delicata per la città. Le decisioni amministrative dei prossimi mesi rischiano di essere il risultato di lunghe e difficili mediazioni politiche, mentre il clima istituzionale appare sempre più teso. Anche l’atteggiamento del sindaco durante la seduta è stato percepito da molti come improntato alla sfida, alimentando ulteriormente le tensioni con l’aula. La bocciatura del piano ARO rappresenta dunque solo l’ultimo episodio di una crisi politica più ampia. Se ieri il nodo è stato quello dei rifiuti, domani potrebbero emergere altre questioni capaci di riaccendere lo scontro. Ciò che preoccupa maggiormente è il clima complessivo che si respira nelle istituzioni cittadine. Sciacca affronta una fase complessa e delicata, proprio mentre avrebbe bisogno di stabilità, visione e capacità di confronto. La seduta di ieri sera ha invece mostrato un quadro molto diverso: quello di un percorso politico che, nato con molte fragilità, sembra avviarsi verso una conclusione ancora più difficile.





