Artigianato siciliano, un patrimonio che resiste ma perde peso
Dati Istat elaborati da CNA: Enna guida per incidenza, ma il decennio segna un calo diffuso in tutte le province
L’artigianato in Sicilia resta un pilastro del tessuto produttivo regionale, ma il suo peso relativo continua a ridursi, seguendo il trend nazionale. Le elaborazioni dell’Area Studi e Ricerche CNA Sicilia su dati Istat mostrano un comparto ancora vitale, soprattutto nelle province interne, ma segnato da criticità strutturali che frenano crescita e ricambio generazionale. A livello nazionale, le imprese artigiane rappresentano il 21,5% del totale, mentre gli addetti si fermano al 13,4%. Nell’ultimo decennio, l’incidenza è scesa rispettivamente di 3,9 e 3,5 punti percentuali. In Sicilia il quadro è più articolato: Enna svetta con il 26,6% di imprese artigiane e il 22,5% di addetti, valori nettamente superiori alla media italiana. Seguono Ragusa, Messina e Trapani, mentre Palermo chiude la graduatoria con il 16%, confermando una struttura economica più orientata ai servizi. Sul fronte occupazionale, il primato resta a Enna, seguita da Trapani, Messina e Ragusa. Più basse le incidenze di Siracusa, Catania, Caltanissetta e Palermo. Il decennio 2014‑2023 evidenzia un calo generalizzato: le flessioni più contenute riguardano Palermo e Agrigento, mentre le perdite più marcate si registrano a Enna, Ragusa e Trapani. Per CNA, questi numeri raccontano un settore che resiste ma fatica a rinnovarsi. «Serve una svolta – afferma il presidente regionale Filippo Scivoli – investendo su formazione, ricambio generazionale e semplificazione burocratica. Senza interventi mirati rischiamo di perdere un patrimonio di competenze unico».





