“Tengo famiglia”
Questo celebre detto attribuito allo scrittore Leo Longanesi (poi ripreso anche da Ennio Flaiano), al di là di tutto quello che si è detto nella seduta consiliare di ieri sera, è la migliore rappresentazione di come davanti al proprio “particolare” tutte le valutazioni morali sull’etica dei comportamenti di chi ricopre un incarico pubblico lascino il tempo che trovano (Guicciardini docet).
SCIACCA- Il celebre detto attribuito allo scrittore Leo Longanesi (poi ripreso anche da Ennio Flaiano), bene si sposa con le nostre valutazioni sul caso delle ultime ore. Una considerazione tanto più importante quanto più connessa a comportamenti che a seconda del posizionamento politico di chi le fa hanno o meno un proprio significato fino ad assumere valore positivo o negativo con riferimento ai soggetti coinvolti. L’espressione, evidentemente fortemente negativa, riguarda comportamenti che non è esagerato definire indegni e amorali e che non possono essere accettati soprattutto se posti in essere da chi ha una coscienza civica e politica, diciamo così, intermittente.
Ma vi ricordate le lezioni di dirittura morale che l’allora candidato Sindaco Termine insieme a tutti i suoi numerosi sodali (PD compreso) diede ai saccensi rivolgendosi all’opinione pubblica parlando della necessità della visione di una città nuova, del contributo di tutti per sviluppare nuove proposte, del coraggio delle idee, dei progetti costruiti dal basso, di una politica con la P maiuscola ? Non era soltanto un programma elettorale, ma voleva essere il meccanismo di una “rieducazione” morale dello strato civico saccense.
Prescindendo dal fatto che adesso abbiamo capito quali fossero i contributi cui faceva riferimento e che il basso da cui si doveva partire era proprio il fondo, oggi il re è nudo, proprio come nella favola di Andersen, soltanto che i suoi sodali di oggi, diversi da quelli di ieri fuggiti da Mizzica solo perché defenestrati in malo modo, lo continuano a vedere con i munificenti vestiti da imperatore. Tutto questo, come tanto altro, non sarebbe dovuto accadere se i consiglieri comunali avessero avuto un minimo di rispetto del proprio ruolo mandandolo a casa quando era il momento.
Ma c’è sempre tempo e c’è sempre modo di rimediare, basterebbe avere un po’ di coraggio. Ma si sa chi non c’è l’ha non se lo può dare. Adesso assisteremo alla manfrina delle dimissioni sì e delle dimissioni no dell’Assessore Dimino, come se il problema fosse soltanto questo.
Abbiamo però la certezza di come andrà a finire. Lo sdegno e l’esecrazione per quanto è successo andrà a scemare, ciascun consigliere di opposizione/maggioranza/opposizione resterà abbarbicato alla propria sedia consiliare od al proprio incarico provinciale come una patella allo scoglio, e tutto sarà rimandato alla scadenza elettorale. E poi continuiamo a meravigliarci dell’astensionismo!





