Pesca siciliana al collasso: flotte ferme e allarme per migliaia di posti di lavoro

pescatori sciacca

Le principali organizzazioni del comparto sostengono lo stato di agitazione delle marinerie. Caro gasolio, costi alle stelle e mercati in difficoltà: chiesti interventi urgenti a Regione e Governo per evitare il tracollo del settore.

La pesca siciliana è arrivata a un punto critico e lancia un nuovo grido d’allarme alle istituzioni. Dal 29 settembre le marinerie dell’Isola hanno proclamato lo stato di agitazione con il fermo delle imbarcazioni, una mobilitazione che fotografa una crisi definita ormai insostenibile dagli operatori del settore. A pesare sono soprattutto il caro gasolio, l’aumento dei costi di gestione, gli oneri previdenziali, le difficoltà di mercato e gli effetti sempre più frequenti degli eventi climatici estremi. Un mix che sta mettendo in seria difficoltà la sostenibilità economica delle imprese della pesca e dell’intera filiera ittica siciliana. Le organizzazioni di categoria, tra cui Legacoop Agroalimentare e Pesca, Confcooperative Agroalimentare e Pesca, UNCI, Unicoop, Agci Agroittico, Anapi Pesca e Agripesca, hanno espresso pieno sostegno alla protesta, sottolineando come il blocco della pesca rischi di avere ripercussioni pesanti non solo sui pescatori ma anche sulle economie delle comunità costiere. Le associazioni riconoscono gli interventi già avviati dalla Regione Siciliana, che ha destinato risorse per contrastare il caro carburante e per i danni causati dal ciclone Harry, ma ritengono insufficienti le misure adottate finora. Per questo chiedono un piano straordinario che comprenda il rafforzamento del credito d’imposta sul gasolio fino alla fine del 2026, una cassa integrazione in deroga adeguata alle specificità del settore, il rifinanziamento delle misure FEAMPA, la revisione dei criteri di indennizzo e la sospensione temporanea dei contributi previdenziali. Secondo le organizzazioni del comparto, la pesca rappresenta uno dei pilastri dell’economia del mare in Sicilia. Senza interventi immediati, avvertono, il rischio concreto è quello del collasso di un settore strategico che garantisce occupazione, reddito e identità alle comunità costiere dell’Isola. La richiesta rivolta a Regione e Governo è di agire subito per evitare una crisi irreversibile.

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