“Non possiamo tornare in mare per perdere”: l’appello disperato di un armatore di Sciacca strozzato dal gasolio a 1,40
Dopo 30 giorni di fermo biologico, la flotta rischia di restare in porto. Costi alle stelle, 1.100 euro solo per fare rifornimento per un giorno in mare. Oggi a Sciacca l’assemblea di tutte le marinerie agrigentine: si va verso la protesta
SCIACCA – Dopo 30 giorni di fermo biologico obbligatorio, i pescherecci di Sciacca rischiano di non ripartire più. Potrebbero tornare in mare giovedì 1 ottobre, ma molti armatori annunciano: resteremo in porto. Non è capriccio, è sopravvivenza. Oltre allo stop regionale allo strascico nella GSA 16, c’è un nemico più feroce: il gasolio a 1,40 euro al litro. L’allarme accorato è di Pietro Fauci, armatore del “Piccolo Leonardo”: “800 litri a battuta, oltre 1.100 euro. Più equipaggio e reti. Per non fallire servono 2 mila euro di pescato a uscita. Impossibile. Vogliamo lavorare, ma non accumulando perdite”. Un disastro per la seconda marineria a strascico della Sicilia, prima per azzurro e gambero. In Sicilia 750 barche fanno strascico, 232 ferme nella GSA 16, metà tra Sciacca ed Empedocle. Il fermo a settembre ha affossato anche ristoranti e turismo. Oggi l’assemblea infuocata a Sciacca deciderà forme di protesta e possibile fermo anche oltre il 30 settembre.






