La crisi dell’acqua con le dighe piene: “Non è la siccità, sono le reti a perdere”
Il commissario Ciciliano denuncia decenni di mancata manutenzione. Aica ottiene i primi litri promessi, ma avverte: senza i 110 l/s dal primo luglio si va in tribunale.
Una crisi idrica che esplode nonostante gli invasi pieni. È il paradosso fotografato ad Agrigento da Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile e commissario straordinario per la scarsità idrica, al termine del comitato convocato in prefettura. Un incontro nato per organizzare la visita di papa Leone a Lampedusa, ma inevitabilmente trasformato in un punto sulla situazione dell’acqua nel territorio. Ciciliano è stato netto: il problema non è la pioggia, ma le reti. “Le infrastrutture idriche non vengono manutenute da decenni”, ha detto, spiegando che la gestione dell’acqua non può dipendere dal meteo. Serve una soluzione strutturale, non l’ennesima rincorsa estiva. La struttura commissariale, ha aggiunto, sta lavorando “in stretta sinergia” con Regione, province e comuni per arrivare “nel giro di pochi mesi” a un assetto stabile, superando la logica dell’emergenza continua. Il passaggio più duro riguarda i costi: “Acqua pubblica non significa acqua gratuita”. Pompare e distribuire l’acqua ha un prezzo che, secondo il commissario, “deve essere sostenuto dalla politica”. Sul fronte operativo, intanto, arrivano i primi segnali. Danila Nobile, presidente del cda di Aica, ha annunciato l’arrivo dei 60 litri al secondo aggiuntivi promessi dopo la diffida inviata a Siciliacque. “La nostra modalità operativa ha portato al risultato atteso”, ha dichiarato. Ma l’allerta resta alta: se entro il 1° luglio non saranno garantiti i 110 litri al secondo complessivi, Aica procederà per via giudiziaria.





