Fabrizio Di Paola sprona un centrodestra farcito di “miopie e personalismi”
Le elezioni amministrative dello scorso 24 e 25 maggio hanno reso palese l’autodistruzione di un centrodestra dominato da divisioni, visioni personalistiche, egoismi, voglia di prevalere di inossidabili capi partito che hanno ridotto il medesimo centrodestra ad un colabrodo
SCIACCA- A scuotere l’oblio del centrodestra saccense è una riflessione dell’ex sindaco Fabrizio Di Paola sulle prossime amministrative a Sciacca. Finita l’estate si entra nel rush finale per approdare alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale e per l’elezione del nuovo sindaco. Eppure, tale traguardo, per il centrodestra, sembra ancora lontano, come se le elezioni si svolgessero tra qualche anno. Tale oblio non è il risultato di una certezza di compattezza, di forza, di una marcia sinergica per presentare all’elettorato un programma credibile messo su da una credibile coalizione. Già nella scorsa campagna elettorale, il centrodestra si è offerto con una lectio magistralis di errori, di visione ottusa, di veti incrociati. Da una vittoria assai probabile, il centrodestra è riuscito a sedersi nei banchi dell’opposizione dove, di fatto, hanno approvato il 90% delle delibere predisposte dall’amministrazione comunale. In buona sostanza, il sindaco Fabio Termine ha trovato nel centrodestra la sponda per governare e permettergli di mandare in video dove l’autoreferenzialità è dominante e i meriti delle poche cose fatte se li intesta spudoratamente, senza mai citare l’apporto vitale dell’opposizione. E il centrodestra assorbe in silenzio, inerme di fronte ad uno scollamento interno evidente, a tratti sconcertante.
Ieri, un post dell’ex sindaco Fabrizio Di Paola, ha sancito una verità inconfutabile, quella di un centrodestra fatto a spezzatino che va avanti per abbrivio, senza propulsione. Fabrizio Di Paola chiosa che “i cittadini premiano lo spirito unitario e progetti credibili. Dove hanno prevalso miopie e personalismi, abbiamo lasciato spazio agli avversari. Nel centrodestra auspico che si lavori verso questa direzione”. Sembra una esortazione pleonastica, ma non lo è. I fatti di Ribera e Agrigento, per rimanere nella nostra provincia, sono la prova provata del danno che riesce a produrre la disunità del centrodestra. Personalismi, profili dominanti, ottusità politica, visione arrogante della politica intesa come cosa propria, disprezzo per l’elettorato che considera solo come un bancomat da cui attingere consenso. Ad Agrigento, “gli statisti” del cappero, che si sono autoproclamati padroni dei partiti e del potere che tutto prende, sono riusciti a presentare un centrodestra sfibrato, spezzato. Il risultato è chiaro a tutti e ora ricorrono all’apparentamento con il populista Di Rosa, colui il quale sul centrodestra ne ha dette di cotte e di crude. A Ribera, il centrodestra ha isolato la DC con l’intento di colpiure a morte politica Carmelo Pace. Il risultato è stato inverso e Pace ha dato una batosta memorabile.
E a Sciacca? Il centrodestra è protagonista di un teatro dell’assurdo. Non fa ridere, non fa piangere. Fa solo sbalordire per la capacità di essere disunito, di inanellare litigi, strategie politiche sbagliate, per la capacità di presentarsi in ordine sparso, per la capacità di farsi sfuggire occasioni di rivalsa politica presentate su un piatto di argento. Il centrodestra a sembra un puzzle dove i tasselli sono fuori misura, non incastrano, contengono dipinti diversi. Nel centrodestra si è visto di tutto in aula consiliare, anche litigi tra loro nel corso di interventi in Consiglio comunale.
L’unica strada percorribile per il centrodestra è quella di una seria riflessione nella consapevolezza che l’attualità dei tempi impone un reset serio. Impone il compimento di passi indietro. Impone la capacità di non sentirsi migliori degli altri. Impone una visione politica che intraprenda un percorso che metta tutto in discussione, senza pretese di personalismi, di capacità dei singoli superiore a quella degli altri componenti della coalizione. Servono nuove linfe, ma soprattutto serve una intelligente capacità di comprendere le esigenze dei tempi attuali e aprire la mente a nuove proposte, nuove formule, nuovi personaggi.
Serve, soprattutto, riconquistare una credibilità che in questi ultimi anni si è sciolta come neve al vento. Mettere in sordina lo sprono di Fabrizio Di Paola significa essere diabolici nel perseverare profili di personalismi che non portano da nessuna parte.





