Sciacca tra il fallimento di un sistema e l’urgenza di una nuova guida

consiglio comunale nuova giunta 12-25

La consiliatura e la sindacatura che si avviano a conclusione consegnano alla città di Sciacca un bilancio politico e amministrativo che difficilmente potrà essere archiviato con leggerezza

SCIACCA- Manca l’ultimo tratto per giungere alla fine della consiliatura e del mandato sindacale, dodici mesi alle nuove elezioni. Sembra un tratto breve, ma così non è. Lo abbiamo sostenuto in diversi editoriali: l’agonia allunga la sofferenza e spesso diventa un accanimento terapeutico. Lo abbiamo sostenuto quando buona parte dell’opposizione ha ritenuto, subito dopo le feste natalizie, che bisognava tenere in vita l’amministrazione comunale, nonostante le aspre critiche da essa rivolte al sindaco Termine bollando fallito il suo progetto, e nonostante la consapevolezza che si trattasse del prolungamento (incosciente e deleterio) di una agonia che, senza dubbio, non era fertilizzante per quel “bene della città” che una decina di consiglieri di opposizione hanno assunto come come mantra. Oppure la paura che un commissario straordinario” fosse non cosa buona per la città. Sinceramente, appare difficile che un commissario straordinario potesse superare il peggio che si sta palesando, con maggiore intensità nell’ultimo periodo.
Non si tratta soltanto della fine di un ciclo, ma dell’epilogo di una stagione segnata da fragilità strutturali, da equilibri politici implosi e da una crescente distanza tra le aspettative dei cittadini e la capacità concreta di governo.
Il sindaco Fabio Termine si avvia alla conclusione del suo mandato in una condizione politicamente isolata. Partito come missile pronto a sfidare l’Universo, la sua navicella spaziale si è rivelata simile ad una piccola scialuppa alla deriva in uno stagno. Il sindaco è sostenuto solo da un solo consigliere comunale su 24. Aveva una colazione con 7 consiglieri, 6 dei quali fatti hanno tolto il sostegno dopo la nota vicenda della defenestrazione degli assessori Pd e M5S e il ritiro dalla coalizione dei consiglieri Pd Ruffo, Modica e Ambrogio, del consigliere M5S Curreri e della consigliera Avs Campione. Ha fatto dimettere da consigliera comunale Valeria Gulotta per inserirla in giunta per poi cacciarla. Ha di fatto liquefatto il suo movimento Mizzica. In buona sostanza, peggio di così non poteva fare entrando in un cul de sac dal quale non può più uscire.
Un dato che, più di ogni analisi, fotografa la parabola discendente di un’amministrazione che nel tempo ha perso pezzi, consenso e soprattutto visione.
L’aula consiliare, che dovrebbe essere il luogo della sintesi e della decisione, si è trasformata progressivamente in un’arena di scontro permanente. Le dinamiche consiliari hanno esasperato il dibattito, svuotando spesso di contenuto l’attività deliberativa. L’abuso dello strumento delle comunicazioni – utilizzato dall’opposizione come leva per attaccare sistematicamente il sindaco – è diventato il simbolo di una politica più concentrata sul conflitto che sulla costruzione. Una strategia legittima, certo, ma che alla lunga ha contribuito a paralizzare i lavori e a lasciare inevase questioni fondamentali per la città.
Eppure, ridurre tutto a uno scontro tra maggioranza e opposizione sarebbe semplicistico. Il nodo vero sta nel fallimento di un progetto amministrativo che, rispetto alle promesse iniziali, appare oggi naufragato.
Le scelte compiute negli ultimi mesi lo dimostrano chiaramente: dalla gestione del parcheggio di Piazza Mariano Rossi, riportato dal pubblico al privato, alla vicenda della candidatura di Sciacca a “Città del Libro 2027”, fino a una serie di atti amministrativi che hanno evidenziato incertezze, ritardi e mancanza di programmazione.
Amministrare, si sa, è cosa ben diversa dal fare campagna elettorale. E Fabio Termine, sotto la giunta Valenti, è stato un campione dell’opposizione. Durissimo, a tratti spietato.
Ma tra l’ambizione iniziale e la realtà dei fatti c’è di mezzo il mare. La città, oggi, restituisce l’immagine di un territorio in affanno: cantieri aperti ovunque, viabilità compromessa, strade dissestate, accessi al mare inadeguati. A pochi passi dalla stagione estiva – momento cruciale per l’economia locale – Sciacca non appare pronta a giocare le sue carte migliori.
In questo scenario, anche l’opposizione porta con sé le sue responsabilità. Il mancato successo della mozione di sfiducia rappresenta uno snodo politico rilevante: non solo per ciò che avrebbe potuto determinare, ma per ciò che ha rivelato. L’incapacità di fare quadrato, di costruire un’alternativa credibile e coesa, ha finito per lasciare la città in una sorta di limbo, senza un reale cambio di passo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un mandato elettorale che si avvia alla conclusione in maniera drammatica, senza risultati significativi da rivendicare e con la sensazione diffusa di un’occasione perduta. Non è solo il fallimento di un’amministrazione, ma quello di un intero sistema politico che, nel suo complesso, non è riuscito a dare risposte adeguate.
Ora lo sguardo è inevitabilmente rivolto al prossimo appuntamento elettorale. Sciacca non può più permettersi improvvisazioni, né leadership deboli o isolate. Serve una visione chiara, una classe dirigente capace, un progetto credibile che rimetta al centro la città e i suoi bisogni reali.