Posidonia a Menfi, l’appalto mai partito finisce nell’inchiesta su Teresi e Vetro

porto palo menfi posidonia 2025

Il dirigente regionale arrestato avrebbe coinvolto l’ex detenuto per mafia nelle esplorazioni preliminari. Intercettazioni rivelano pressioni, contatti con un assessore e malumori per un incarico ritenuto poco remunerativo

Si allarga l’inchiesta su mafia e corruzione che punta i riflettori sulle presunte infiltrazioni nella pubblica amministrazione siciliana. Gli investigatori parlano di vere e proprie “proiezioni mafiose nella pubblica amministrazione” nel filone d’indagine coordinato dalla Procura della Repubblica di Palermo. Al centro dell’indagine c’è l’imprenditore Carmelo Vetro, condannato per associazione mafiosa, accusato di aver influenzato diversi appalti pubblici della Regione siciliana. Tra i territori in cui il dirigente è stato responsabile unico del procedimento figurano Menfi, Balestrate, Castellammare del Golfo e le isole di Lipari, Filicudi e Vulcano. L’appalto per la rimozione della posidonia a Porto Palo di Menfi (un primo intervento appaltato con fondi comunali e un secondo finanziato dalla Regione) non è stato mai avviato nonostante fossero già stati individuati i tecnici incaricati. Tra questi figurava proprio Teresi, arrestato per corruzione insieme a Carmelo Vetro. Secondo gli inquirenti, Teresi avrebbe affidato proprio alla società di Vetro le esplorazioni preliminari in vista della gara. Il 13 dicembre 2024 il dirigente contatta un assessore di Menfi proponendogli un “esperto” per gli accertamenti: in realtà si tratta di Vetro, ex detenuto per mafia. Il 30 dicembre Vetro chiama l’assessore, annunciando una consulenza sulla posidonia e fissando un incontro che avverrà l’8 gennaio 2025. Le intercettazioni mostrano però il suo scarso entusiasmo: ritiene l’incarico poco remunerativo e critica Teresi per voler “fare le cose senza soldi”, mentre il cognato sottolinea il dissesto finanziario del Comune, incapace di sostenere spese significative.