Reti vuote e barche ferme: ora anche la mucillagine mette in ginocchio i pescatori
Alle criticità ormai croniche che vanno dal caro gasolio alle norme comunitarie penalizzanti per la piccola pesca, dal calo delle specie ittiche alle aree interdette, si aggiunge ora un nuovo e imprevisto ostacolo
Le condizioni meteo sono migliorate, ma le uscite in mare dei pescherecci siciliani ormai sono quasi a vuoto. Da qualche giorno sono pure costretti ad anticipare il rientro in porto. Alle criticità ormai croniche che vanno dal caro gasolio alle norme comunitarie penalizzanti per la piccola pesca, dal calo delle specie ittiche alle aree interdette, si aggiunge ora un nuovo e imprevisto ostacolo: la mucillagine, presente sui mari siciliani con una intensità superiore rispetto agli anni precedenti. Centinaia di imbarcazioni, da quando il maltempo ha concesso una tregua e tornano a fare le battute di pesca, sono costrette a rientrare in porto con le reti appesantite non dal pescato, ma da una massa gelatinosa che impedisce ogni attività. Si tratta di mucillagine, fenomeno segnalato prima nel tratto di mare tra Sant’Agata di Militello, Capo d’Orlando, Brolo e Milazzo, cje ora si sta estendendo lungo l’intera fascia costiera meridionale dell’isola, quella che si affaccia sul Mediterraneo. La mucillagine è una sostanza organica gelatinosa prodotta da piante, alghe e microrganismi. È costituita principalmente da polisaccaridi (zuccheri) che, a contatto con l’acqua, si dilatano formando un gel viscoso. E’ una sostanza naturale, non tossica e non indicativa di inquinamento. Tuttavia, la sua capacità di addensare l’acqua sia in superficie che in profondità rende impossibile il normale funzionamento delle reti. Un problema tipico dell’Adriatico, dove nel 2024 ha messo in crisi anche il turismo, che ora si manifesta con forza anche nel Mediterraneo, aggravando una situazione già compromessa. Secondo i pescatori, ma anche secondo i biologici, è causata dalla combinazione di temperature marine elevate (alte anche in profondità), eutrofizzazione (eccesso di nutrienti come azoto e fosforo) e scarsa circolazione delle acque. Il cambiamento climatico è considerato il principale amplificatore del fenomeno. Il risultato è che può rubare ossigeno a molluschi e pesci che nuotano nello stesso mare, determinando un impasto denso che si attacca alle maglie delle reti, le trascina a fondo e costringe i natanti a interrompere le battute di pesca. La mucillagine è solo l’ultimo tassello di una crisi che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera ittica siciliana. Le marinerie denunciano da tempo quantità di pesce drasticamente diminuite, zone di pesca ridotte dai piani di gestione europei, tratti di mare interdetti, costi del carburante fuori controllo: un motopesca consuma in media 700-800 litri di gasolio al giorno, un peso economico ormai insostenibile, aggravato dalle tensioni internazionali e dal conflitto in Medio Oriente. A ciò si aggiunge il dramma dei commercianti e degli operatori dell’indotto: un comparto che fino a pochi anni fa generava quasi 20 milioni di euro di volume d’affari, oggi scivolato in una crisi profonda.





