Difendere l’umanità non è un crimine. Solidarietà dei vescovi di Sicilia a Lorefice
Dura presa di posizione della Conferenza episcopale siciliana dopo gli attacchi all’arcivescovo di Palermo: “Le sue parole sono il pensiero della Chiesa, non un’opinione isolata”
La Conferenza episcopale siciliana si schiera compatta al fianco dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, bersaglio in questi giorni di attacchi verbali e insulti per le sue recenti dichiarazioni sulle vittime del Canale di Sicilia e sulle “martoriate acque del Mare Nostro”. A esprimere la posizione dei vescovi dell’Isola è il presidente della Cesi, che parla di “piena e convinta solidarietà” al confratello, ricordando come le sue parole siano nate da “sofferenza autentica” e da un dovere evangelico. “Da custode del Vangelo – afferma – mons. Lorefice ha difeso il valore dell’umanità e la dignità di ogni persona, diritti fondamentali riconosciuti anche dagli organismi internazionali”. Non si tratta, sottolinea, di un’opinione personale: “Non è possibile scindere l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana. Il pensiero espresso da mons. Lorefice è il pensiero della Chiesa tutta”.
Richiamando l’insegnamento di Papa Francesco, dalla storica visita a Lampedusa del 2013 fino all’attesa per l’arrivo di Papa Leone XIV, i vescovi ribadiscono che la domanda biblica “Dov’è tuo fratello?” interpella ogni credente e ogni uomo. “Il lutto e la sofferenza evocati dall’arcivescovo – prosegue la nota – non appartengono a una parte politica o sociale: entrano nel cuore di ciascuno e lo feriscono. Se noi vescovi non li portassimo all’attenzione di tutti, avremmo davvero difeso l’uomo, il povero, l’indifeso?” La Cesi denuncia il rischio di assuefazione e indifferenza di fronte alle tragedie del Mediterraneo, ricordando che “il silenzio di molti equivale a una forma di complicità”. E punta il dito contro scelte legislative che “mirano più a contenere e abbandonare che a soccorrere e accogliere”. “Quale crimine avrebbe commesso don Corrado – si legge ancora – nel dire che ‘è l’umanità a essere in gioco nel Mediterraneo’? È riprovevole sognare un mondo senza guerra, senza sopraffazione, dove i migranti siano accolti come fratelli?”
Da qui la condanna degli attacchi rivolti all’arcivescovo di Palermo, giudicati “ingiusti, lontani dallo spirito cristiano e da un elementare senso di umanità”. Un segnale preoccupante, secondo i vescovi, perché “reagire con aggressività a un richiamo alla fraternità è un campanello d’allarme”. Ogni corpo restituito dal mare, affermano, “è una denuncia contro la propaganda che calpesta l’umanità”. La conclusione è un impegno e un appello: “Rinnoviamo la nostra volontà di non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita, pace e libertà. E invochiamo la buona volontà degli uomini di questa terra affinché, già da qui, possa rinascere un clima di fraternità e amicizia, unica via perché la giustizia abiti il nostro mondo”.





