110 milioni sbandierati, stipendi in ritardo: il paradosso del Consorzio di Bonifica
Presentati a Menfi dall’assessore Sammartino i sette progetti Fsc per 46 mila ettari. Investimenti attesi, ma la riforma dei consorzi è ferma da anni e i dipendenti denunciano ogni giorno pagamenti in ritardo e mezzi propri per i servizi in campagna
È il paradosso: si progetta il futuro con fondi storici, ma non si garantisce il presente a chi quel sistema irriguo lo tiene in piedi. Il Consorzio di bonifica “Agrigento 3” ha avviato un piano strutturale da 110 milioni di euro, finanziato dai fondi Fsc 2021-2027, per sostituire e modernizzare le reti idriche obsolete che servono 46 mila ettari di eccellenze agricole, installando anche nuovi impianti di sollevamento e sistemi di telecontrollo. Interventi importanti e fondamentale, ma tutto questo mentre il personale ormai da anni ha una vertenza aperta per le retribuzioni che arrivano in ritardo e per un’organizzazione dei servizi precaria.
A presentare a Menfi i sette progetti è stato l’assessore regionale all’agricoltura Luca Sammartino. Interventi resi possibili grazie alle somme del Fondo Sviluppo e Coesione, per il quale la Sicilia ha ottenuto finanziamenti per oltre 221 milioni di euro. La provincia di Agrigento è tra le province siciliane maggiormente beneficiate. Nel dettaglio si tratta del miglioramento dei sistemi di adduzione e distribuzione nel comprensorio Garcia, Arancio e Carboj in territorio di Castelvetrano, Menfi e Sciacca; di quelli denominati Castello – Gorgo – Raia tra Bivona, Ribera e Montallegro; dell’ammodernamento dei sistemi di telecomando e telecontrollo del comprensorio Fio in territorio di Sciacca; dell’adeguamento dell’Adduttore Castello e delle vasche al servizio degli impianti irrigui consortili e dell’alimentazione della vasca Alta Martusa di Caltabellotta e per l’irrigazione delle contrade Castello e Scirinda a Ribera con l’utilizzazione delle acque delle dighe Prizzi e Gammauta. Ulteriori interventi sono previsti pure nei territori di Villafranca Sicula e Naro.“Con questi interventi – ha detto Sammartino – diamo una risposta concreta agli agricoltori dando servizi ma, soprattutto, garantendo una prospettiva ai tanti che in questi anni hanno creduto nella nostra agricoltura e hanno continuato a investire nelle materie prime che creano ricchezza e che hanno dato vita al brand della nostra regione”. Parole importanti, investimenti fondamentali. Ci mancherebbe. Ma c’è un’anomalia che stride clamorosamente con questa narrazione e che non può essere taciuta. Il Consorzio che dovrebbe gestire questa rivoluzione idrica è commissariato da anni. Una gestione straordinaria diventata ordinaria, in attesa di una riforma dei consorzi di bonifica di cui si parla da legislature e che non si concretizza mai. Mentre si esaltano i 110 milioni, gli operai del consorzio, quelli che ogni giorno garantiscono la manutenzione ordinaria, l’apertura delle acque, il presidio del territorio, protestano da anni per gli stipendi che arrivano con ritardi cronici. E per svolgere i servizi quotidiani nel comprensorio agricolo sono costretti a usare le proprie auto personali, pagando di tasca propria carburante e usura. Ma siamo ormai in campagna elettorale e tutto è ammesso. Senza una riforma vera, senza certezza sugli stipendi e senza mezzi di servizio, anche la rete più moderna rischia di restare un’opera sulla carta.






