Via libera della Camera alla riforma elettorale, maggioranza compatta tra applausi e proteste delle opposizioni
Approvata con 227 voti favorevoli e 164 contrari la nuova legge elettorale. Introdotte le preferenze, premiata la coalizione oltre il 42 per cento e aumentate le firme richieste ai partiti non presenti in Parlamento.
ROMA. La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale, chiudendo un percorso parlamentare caratterizzato da un acceso confronto politico. Il provvedimento ha ottenuto 227 voti favorevoli e 164 contrari, con la maggioranza che ha respinto i tentativi delle opposizioni di modificare il testo anche attraverso il voto segreto. L’esito della votazione ha provocato reazioni opposte nell’Aula di Montecitorio. Dai banchi della maggioranza si sono levati applausi e manifestazioni di soddisfazione, mentre le opposizioni hanno protestato esponendo cartelli con slogan contro quella che hanno definito una “legge truffa”. La riforma, ribattezzata “Stabilicum”, introduce alcune novità significative. Le coalizioni saranno chiamate a indicare prima del voto il proprio candidato premier. Il premio di maggioranza scatterà soltanto nel caso in cui una coalizione superi il 42 per cento dei consensi. Torna inoltre il voto di preferenza, ma con un sistema misto che prevede un capolista bloccato e sei candidati scelti dagli elettori attraverso le preferenze. Cambiano anche le regole per le forze politiche non presenti in Parlamento, che per partecipare alle elezioni dovranno raccogliere 6 mila firme in ogni collegio elettorale. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni, che ha parlato di una riforma destinata a rafforzare la partecipazione democratica e la stabilità dei governi. La presidente del Consiglio ha inoltre evidenziato l’introduzione del voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver nei casi previsti dalla legge, definendolo uno strumento per ampliare la partecipazione elettorale. Da parte dell’opposizione restano invece forti critiche su quella che viene considerata una riforma sbilanciata a favore delle coalizioni più forti.





