Terre di Dedalo, come una vicenda individuale diventa una questione politica
Il caso che coinvolge l’assessore Francesco Dimino pone interrogativi che vanno oltre gli affidamenti comunali. Al centro del confronto, oggi, ci sono anche il ruolo di Mizzica, le responsabilità del sindaco Fabio Termine e il rapporto tra fiducia politica e credibilità delle istituzioni
SCIACCA– Ci sono vicende amministrative che si esauriscono nella verifica degli atti. Altre che, pur nascendo da circostanze apparentemente circoscritte, finiscono per interrogare il significato stesso della responsabilità politica. Il caso Terre di Dedalo, esploso nelle ultime settimane a Sciacca, appartiene a questa seconda categoria. Tutto prende avvio dalle contestazioni sollevate in Consiglio comunale sui rapporti tra l’amministrazione e un’associazione di promozione sociale tra i cui fondatori figurano familiari dell’assessore Francesco Dimino. Seguono le richieste di chiarimento, gli accessi agli atti annunciati dalle opposizioni, la replica dell’associazione e la difesa pubblica dello stesso assessore.
LE POSIZIONI SONO NOTE. Le opposizioni contestano l’opportunità degli affidamenti e chiedono di approfondire l’eventuale esistenza di conflitti d’interesse. Terre di Dedalo sostiene che le iniziative siano state regolarmente realizzate e rendicontate, che i familiari richiamati nel dibattito non facciano più parte dell’associazione e che non abbiano ricevuto benefici economici. Dimino respinge le accuse, rivendica la correttezza del proprio comportamento e denuncia una lesione della propria dignità personale.
Sono affermazioni che meritano di essere considerate con il medesimo rigore, senza anticipare conclusioni che competono alle verifiche documentali e agli organi preposti.
MA PROPRIO QUI EMERGE LA DISTINZIONE FONDAMENTALE. La correttezza di un procedimento amministrativo e l’opportunità di una scelta politica sono due questioni diverse. Possono naturalmente coincidere, ma non si esauriscono l’una nell’altra. La politica non è chiamata a sostituirsi a chi deve accertare la regolarità degli atti. È chiamata, piuttosto, a spiegare le proprie decisioni, a prevenire situazioni controverse e a custodire quel rapporto di fiducia con la comunità che non può essere garantito soltanto dalla conformità formale delle procedure. In questa prospettiva, il valore economico degli affidamenti non rappresenta l’unico elemento rilevante. Conta il percorso attraverso il quale sono maturati, il ruolo eventualmente svolto dagli amministratori, la conoscenza dei rapporti personali e le cautele adottate per assicurare imparzialità e trasparenza. Questioni alle quali possono essere date risposte convincenti. Ma che richiedono risposte puntuali, non semplicemente contrapposizioni.
ESISTE, TUTTAVIA, UN ULTERIORE ELEMENTO CHE MERITA ATTENZIONE. Nel video con il quale Francesco Dimino ha affidato ai social la propria difesa compare anche il riferimento a Mizzica Sciacca, il movimento politico al quale appartiene e che rappresenta una componente significativa dell’esperienza amministrativa guidata da Fabio Termine. Un dettaglio comunicativo, certo. Ma in politica anche i dettagli possono assumere un significato che supera le intenzioni di chi li utilizza. Quel riferimento, da solo, non equivale a una deliberazione collettiva del movimento né dimostra una sua adesione formale a ogni affermazione dell’assessore. Rende però inevitabile una domanda: la difesa di Francesco Dimino è una posizione esclusivamente personale oppure rappresenta anche una scelta politica condivisa da Mizzica? La distinzione non è secondaria. Nel primo caso, il movimento conserva un proprio spazio autonomo di valutazione. Nel secondo, il tema si allarga inevitabilmente alla responsabilità di una forza politica che ha contribuito in maniera determinante a costruire l’attuale esperienza amministrativa.
E quando una vicenda individuale viene ricondotta all’identità di un movimento, il confronto non riguarda più soltanto la condotta del singolo. Investe anche la coerenza dei principi ai quali quel movimento dichiara di ispirarsi. Mizzica ha costruito una parte importante della propria presenza pubblica attorno ai temi della partecipazione, della trasparenza e del rinnovamento della politica cittadina. Proprio per questo, la questione Terre di Dedalo pone un interrogativo che non può essere affrontato esclusivamente attraverso la solidarietà personale nei confronti di un proprio rappresentante. La solidarietà è comprensibile. La tutela della reputazione individuale è doverosa. Ma un’organizzazione politica ha anche la responsabilità di esprimere un giudizio autonomo sui fatti e sulle loro implicazioni istituzionali. Non significa abbandonare qualcuno davanti a una contestazione. Significa distinguere la lealtà personale dalla responsabilità pubblica. È su questo terreno che la vicenda arriva direttamente al sindaco Fabio Termine. Nel dibattito consiliare il primo cittadino ha richiamato la competenza degli uffici nell’adozione degli affidamenti. Una distinzione amministrativa importante, che tuttavia non esaurisce il piano politico. Il sindaco non è chiamato a rispondere automaticamente di ogni decisione assunta dalla struttura burocratica. È però chiamato a chiarire quale valutazione abbia compiuto, o intenda compiere, rispetto alle circostanze emerse e alle eventuali implicazioni per la propria Giunta.
La permanenza di un assessore nell’esecutivo è infatti anche espressione della fiducia del sindaco. Una fiducia che può essere confermata, riesaminata o revocata, ma che nelle situazioni più delicate richiede motivazioni comprensibili alla cittadinanza. È qui che si colloca il passaggio politico più significativo.
Se Termine confermerà pienamente la propria fiducia a Dimino, quella scelta costituirà una posizione politica della quale dovrà spiegare le ragioni. Se riterrà invece necessario un cambiamento, dovrà chiarire come tale decisione si concili con gli equilibri della sua coalizione e con il ruolo che Mizzica ha svolto al suo interno. Non si tratta di stabilire anticipatamente quale delle due strade sia giusta. Si tratta di riconoscere che entrambe comportano responsabilità e che nessuna può essere sostituita da una semplice strategia comunicativa.
DIFENDERE LA LEGITTIMITA’ DI UN ATTO, MOTIVARE L’OPPORTUNITA’ DI UNA SCELTA.
Perché una cosa è difendere la legittimità di un atto; un’altra è motivare l’opportunità di una scelta. E un’altra ancora è spiegare perché quella scelta continui a essere coerente con i principi sui quali si fonda un’esperienza politica.
La seduta del Consiglio comunale del 5 novembre, che avrà espressamente all’ordine del giorno la questione morale, rappresenterà dunque un momento di confronto particolarmente importante. Sarebbe riduttivo trasformarla in un confronto tra accusatori e accusati, così come sarebbe improprio attribuire valore di prova alle sole dichiarazioni delle parti. La città ha diritto a una ricostruzione documentata, a chiarimenti sui rapporti tra amministrazione e associazione e a una spiegazione delle valutazioni compiute dagli organi politici. Soprattutto, ha diritto a comprendere se le regole di trasparenza e di opportunità richiamate nella dialettica pubblica vengano applicate con la stessa attenzione anche quando riguardano persone appartenenti alla propria parte politica. In fondo è questo il punto che distingue una controversia personale da una questione istituzionale. Le persone hanno il diritto di difendersi. I movimenti hanno il diritto di sostenere i propri rappresentanti. I sindaci hanno il potere di compiere le proprie scelte. Ma chi esercita una responsabilità pubblica deve anche saper rendere ragione di quelle scelte, soprattutto quando esse diventano motivo di divisione nella comunità. La vicenda Terre di Dedalo non ha ancora esaurito il suo percorso di chiarimento. Sarebbe dunque prematuro trasformare gli interrogativi in sentenze.
Esiste, però, una conclusione che può già essere tratta dal confronto politico di queste settimane: non basta che una scelta sia difendibile sul piano amministrativo perché siano automaticamente superati tutti gli interrogativi sulla sua opportunità politica. Ed è proprio quando questa distinzione diventa difficile che si misura la capacità delle istituzioni di anteporre la chiarezza alla convenienza, la responsabilità alla solidarietà di appartenenza e la fiducia dei cittadini alla necessità di preservare gli equilibri del momento. Perché gli equilibri politici possono cambiare. Le persone possono avvicendarsi. Le amministrazioni hanno una durata. La credibilità delle istituzioni, invece, è un patrimonio che appartiene alla città e che ogni stagione politica ha il dovere di custodire.





