Sicilia prima in Italia per ettari bruciati. Maglia nera alla provincia di Agrigento
Il nuovo report di Legambiente certifica un’emergenza senza precedenti, con migliaia di ettari già devastati e una stagione degli incendi che si allunga a tutto l’anno.
La provincia di Agrigento è già al centro di una crisi ambientale senza precedenti. Secondo il report Italia in fumo 2026 di Legambiente, elaborato sui dati del sistema europeo Effis, tra il 1° gennaio e il 15 giugno sono andati distrutti 1.677 ettari di territorio, il dato più alto in Italia. Un periodo che dovrebbe essere a bassa intensità, ben prima dell’avvio ufficiale della stagione Aib, ma che quest’anno segna un allarme anticipato. Agrigento supera anche Trapani (1.618 ettari) e distanzia nettamente le aree più colpite della Calabria. Il quadro regionale è drammatico: la Sicilia registra 4.769 ettari bruciati e 175 roghi prima della metà di giugno, confermandosi la regione più ferita del Paese. A essere colpiti sono anche i siti della Rete Natura 2000, con 1.800 ettari di aree protette devastate. La crisi climatica sta cancellando l’inverno e la primavera, trasformando la stagione degli incendi in un fenomeno continuo. A questo si aggiunge la fragilità strutturale del territorio: abbandono delle aree rurali, scarsa manutenzione, politiche di prevenzione insufficienti. Per invertire la rotta, Legambiente ha presentato 14 proposte al Governo. La principale: anticipare l’avvio della stagione antincendio al 15 maggio. L’associazione chiede inoltre la piena applicazione della legge 353/2000, che obbliga i Comuni ad aggiornare il catasto delle aree percorse dal fuoco per impedire speculazioni e vincolare i terreni bruciati. Senza una pianificazione forestale adeguata — oggi copre appena il 21% dei boschi italiani — e senza un monitoraggio trasparente dei costi, il rischio è che il patrimonio naturale agrigentino venga compromesso prima ancora che l’estate entri nel vivo.





