Sicilia, allarme rosso nei Comuni: quasi uno su due è in dissesto o a rischio default
La Corte dei Conti fotografa una situazione finanziaria sempre più critica negli enti locali dell’Isola. Sotto accusa il doppio binario tra Regione e Stato nella gestione delle crisi di bilancio: procedure lente e difficoltà che rischiano di aggravare il peso dei debiti.
Quasi la metà dei Comuni siciliani è già in condizioni di dissesto finanziario oppure si trova in una situazione di grave precarietà economica. È il quadro preoccupante che emerge dalla relazione della Corte dei Conti sullo stato di salute finanziaria degli enti locali italiani, un documento che dedica particolare attenzione alla Sicilia e alle sue storiche criticità amministrative. A preoccupare i magistrati contabili non sono soltanto i numeri della crisi, ma soprattutto il sistema di gestione delle difficoltà finanziarie adottato nell’Isola. La normativa regionale, infatti, prevede procedure differenti rispetto a quelle applicate nel resto del Paese, generando sovrapposizioni di competenze e rallentamenti che finiscono per prolungare le situazioni di emergenza. In Sicilia, quando un Comune manifesta gravi problemi di bilancio, può intervenire la Regione attraverso la nomina di un commissario ad acta. Successivamente, però, una volta dichiarato il dissesto, la gestione passa allo Stato con la nomina dell’Organismo straordinario di liquidazione da parte del Ministero dell’Interno. Una divisione delle competenze che, secondo la Corte dei Conti, crea una vera e propria anomalia istituzionale. «La Regione attiva la procedura e lo Stato la conduce», osservano i giudici contabili, evidenziando come questo meccanismo produca effetti negativi sulla durata delle procedure e renda più complesso il risanamento dei bilanci. Il rischio, avverte la magistratura contabile, è che senza interventi normativi mirati aumentino i casi di crisi finanziaria, con enti locali sempre più schiacciati tra carenza di risorse, debiti accumulati e richieste legittime dei creditori. Un’emergenza che coinvolge gran parte della Sicilia e che rischia di avere ripercussioni dirette sui servizi offerti ai cittadini.





