Non è solo questione di fluidità del traffico. Al Ferraro si rischia la strage delle attività economiche
I lavori, necessari senza dubbio e anche urgenti, che interessano la galleria Belvedere hanno svelato la precaria conformazione viaria di Sciacca. Ma la questione non può riguardare solo la fluidità del flusso veicolare. C’è una realtà commerciale con centinaia e centinaia di attività che rischiano di chiudere
SCIACCA– Se la cantante Rosanna Fratello nel suo brano lamentava che “tre mesi sono tanti da passare”, figuriamoci oltre tre anni. Sono una eternità. Far trascorrere 1.000 giorni nelle condizioni attuali con la viabilità alternativa per la chiusura della galleria Belvedere è un tempo lunghissimo lungo il quale non v’è dubbio che avverrà una profonda trasformazione del tessuto economico della vasta zona del Ferraro. Sciacca, purtroppo, soffre la precarietà di un sistema viario urbano. Basti pensare al centro storico con sole due vie che la attraversano. La viabilità alternativa con la chiusura della galleria Belvedere non presenta soluzioni diverse, purtroppo. Le vie Ferraro, De Gasperi, Siena, Lioni e Pompei di fatto sono state trasformate in strada statale dove far scorrere oltre 12mila veicoli al giorni, oltre a quelli della quotidianità urbana dei residenti. Si sono verificati ingorghi apocalittici. Sono stati apportate modifiche per snellire ancor di più il flusso veicolare, ma la precarietà rimane. Basta un incidente, una perdita idrica, un cedimento dell’asfalto e si forma la tempesta perfetta. La città va in tilt, si blocca. Se i lavori durassero un tempo limitato a due, tre mesi, si potrebbe stringere la cinta e superare con meno danni e disagi possibile tale periodo. Ma il dramma risiede nella lunghezza pluriennale di svolgimento dei lavori di demolizione e di ricostruzione della galleria Belvedere. Tre anni (e sicuramente si andrà oltre) sono un tempo troppo lungo in un contesto di precarietà viaria così evidente.
C’è una questione che non sta avendo la giusta considerazione. Le centinaia e centinaia di attività commerciali e industriali che insistono nella vasta zona del Ferraro e oltre. Questa è una zona di espansione commerciale e industriale che lievita costantemente. Si sono alzate lamentele e preoccupazioni da parte di imprenditori e titolari di attività economiche. I loro fatturati hanno subito una forte cura dimagrante, quasi ad azzerarsi. Non possono sopravvivere ad un triennio in queste condizioni. Di loro si parla meno mentre lo si fa di più misurando la fluidità del traffico. La questione è grave perché ad una lieve fluidità veicolare corrisponde la stasi o il blocco delle vendite e quindi dei fatturati. Si rischiano numerose chiusure di attività con il conseguente licenziamento di lavoratori. Gli auspici di un “ristoro” per le attività ha un significato molto relativo e esso può essere di supporto per un periodo limitato. Può essere un risarcimento da eventi naturali estremi, ma non può essere il sostentamento di una attività per un triennio. L’impresa ha le sue regole economiche e vive di investimenti, di produzione, di fatturato. Venendo meno questi elementi viene meno anche lo scopo dell’impresa. Questo argomento non è trattato come priorità e viene sottovalutato. E’ qui il nocciolo del disagio pluriennale. Se non lo si capisce, la città dovrà fare i conti con una situazione di crisi economica e occupazionale di grande gittata.





