Carburanti: il prevedibile assalto ai distributori Eni per il tetto dei prezzi
Diesel a 2,19 e benzina a 1,99 per un mese. Risparmio di 10 euro a pieno, pompe degli altri marchi deserte. Ip pronta a seguire. Da inizio guerra in Iran +40% sul gasolio
Era facilmente prevedibile. E così è stato. Da ieri, code davanti ai distributori Eni Live. Per almeno è in vigore il tetto ai prezzi annunciato dal gruppo: 2,19 euro al litro per il diesel e 1,99 euro per la benzina. Un’operazione che costa a Eni circa 100 milioni di euro. L’effetto è stato immediato. Le stazioni Eni Live sono state prese d’assalto dagli automobilisti, mentre le pompe degli altri marchi – comprese le “bianche”, di solito più economiche – sono rimaste quasi deserte. Un risparmio che si sente: per un pieno medio si pagano circa 10 euro in meno rispetto a prima. Perché proprio Eni? La società è partecipata dallo Stato tramite Cassa Depositi e Prestiti e Ministero dell’Economia e controlla l’intera filiera, dall’estrazione alla raffinazione fino alla distribuzione. Di fatto è corsa in soccorso del Governo, che non ha più potuto garantire sconti per mancanza di coperture, sconti peraltro vanificati dal continuo aumento dei prezzi alla pompa. Intanto si muove anche la concorrenza. Ip, controllata dal gruppo azero Socar, ha annunciato un taglio progressivo ai propri listini, la cui entità sarà definita a breve. Una boccata d’ossigeno necessaria: da quando è iniziata la guerra in Iran il gasolio da autotrazione è aumentato del 40% e la benzina del 30%.





