Mozione di sfiducia a Termine: Brucculeri e Blò chiamano il Consiglio alla prova della firma

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I due consiglieri: «Basta ipocrisie. Chi vuole davvero cambiare pagina firmi la mozione, non si nasconda dietro le parole».

La mozione di sfiducia contro il sindaco di Sciacca, Fabio Termine, torna al centro della scena politica. I consiglieri comunali Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò (Movimento ControSistema – Sud Chiama Nord) hanno inviato al Presidente del Consiglio e a tutti i colleghi una richiesta formale di sottoscrizione dell’atto, richiamando l’art. 10 della L.R. 35/1997. L’obiettivo dichiarato: anticipare di alcuni mesi le elezioni comunali. Non è un’iniziativa nuova. Una mozione analoga era stata predisposta nel settembre 2024 e poi nel maggio 2025, senza però raccogliere le firme necessarie. Da allora, denunciano i due consiglieri, il Consiglio avrebbe perso progressivamente peso politico: «Critichiamo atti che riteniamo sbagliati per la città, ma poi vengono approvati. Un Consiglio che dissente a parole e approva nei fatti non controlla nulla». La normativa siciliana impone soglie elevate: servono 10 firme per discutere la mozione e 15 voti favorevoli per approvarla. Numeri che, secondo Brucculeri e Blò, esistono già in aula, ma non si trasformano in atti concreti. Nella lettera inviata ai consiglieri, i due esponenti elencano una serie di criticità emerse negli ultimi mesi: affidamenti extra bilancio con motivazioni fotocopia sul “danno patrimoniale certo e grave”, assenza del parere contabile nella proroga del Carnevale, segnalazioni ad ANAC, Corte dei Conti e Guardia di Finanza, il pignoramento da 3,1 milioni di euro sul finanziamento della Casa Albergo, le valutazioni contestate sul patrimonio da alienare e sull’operazione Monterotondo/Italia Turismo, fino al “vuoto di controllo” sulla partecipata Pro.Pi.Ter. Per Brucculeri e Blò, non si tratta di episodi isolati ma di un «metodo». Un metodo che, sostengono, si sarebbe manifestato con particolare evidenza nella seduta del 7 settembre dedicata agli allegati al bilancio: «Critiche feroci, ma nessuna conseguenza. Il paradosso è che se il piano non passa rischia di cadere il Consiglio, non il Sindaco. Così si vota sì per paura di restare senza rappresentanza». Da qui la richiesta di firmare la mozione: «Le dichiarazioni di sfiducia le abbiamo sentite da tutti. Ma tra il dire e il firmare c’è una differenza che la legge riconosce: la firma è un atto formale, con nome e cognome. Da questa scelta resterà una traccia verificabile». I due consiglieri concludono con un appello diretto: «Chiediamo a tutti di assumersi la responsabilità. Tutti a casa, ed evitiamo che il Sindaco possa fare campagna elettorale con le risorse dei cittadini».

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